AGOGOC (PV)
Divinità
suprema degli abitanti delle isole Aleutine.
AJATAA
(PV)
Fata silvestre della mitololgia finnica.
AMMA (PV)
Venerato dai negri Dogoni era
il dio creatore, immaginato come un vasaio. Secondo loro l'universo è
fatto di vasellame, il sole e la luna due conconi uno di rame rosso e
l'altro di rame bianco.
ANGERBODA (PV)
gigantessa della mitologia
scandinava. Moglie del dio del male Loki e madre di mostri infernali, tra
i quali Hela, che uccise Odino.
ANNA
(PV)
Adorato dai Cunama popolazione dell'Eritrea, era il dio creatore
del cielo e della terra.
BARONG (PV)
Per gli Indocinesi era
uno spirito che appariva sotto le sembianze di un animale favoloso. Gli
veniva attribuito il potere di scacciare gli spiriti maligni e di porre
fine alle calamità.
BEKADJI
(PV)
Spiriti maligni che in Africa vagano nella notte a turbare i sogni
e il destino degli esseri umani.
BERSERK (PV)
gigante violento vestito di pelli
d'orso, protagonista di leggende della mitologia scandinava.
CARRI DEL SOLE E DELLA LUNA (AV)
Il concetto della Luna e
del Sole come carri. Gli antichi immaginavano che questi corpi celesti
erano dei carri che volavano nel firmamento. L'idea del carro del sole e
della luna si ritrova nella cosmogonia di molti popoli, quali: Egizi,
indiani d'America, germanici, Indiani, Israeliti, Greci,
Romani ecc.
ecc..
CORROBORI (PV)
Con questo nome gli aborigeni
Australiani, intendono le riunioni notturne a conclusione di grandi
avvenimenti, le riunioni avvengono nelle notti di luna piena intorno ad un
fuoco ed eseguono le danze e i canti rituali.
DOMOVOJ (PV)
nella mitologia russa, geni domestici
che proteggono le case in cui vivono. Secondo la leggenda, essi sono stati
scacciati dal cielo perché si erano ribellati a Dio e, da allora, si sono
rifugiati nelle abitazioni degli uomini.
DRAGO (AV)
Mostro favoloso dall'aspetto
di serpente gigantesco con ali e capace di sputare fuoco. In tutte le
mitologie è considerato un essere malefico, però la mitologia Giapponese e
quella Cinese lo considerano essere benevolo, perché dispensatore di
pioggia.
DSERE GEDE METSALING (PV)
Presso gli Indonesiani era il
demone che causava le malattie, aiutato dai Bergala, suoi assistenti.
FOLLETTI
(AV)
Personaggi favolosi di piccola statura a volte malefici e a volte
benefici.
GEUS-URVAN (PV)
o Goshurun, toro della mitologia
mazdaica. Dopo la morte, la sua anima divenne spirito dell'intera natura e
dal suo seme, purificato dalla luce astrale, si generarono i due tori
capostipiti di tutti gli animali utili.
HANTU HANTU (PV)
In Malesia sono gli spiriti
della giungla, possono essere buoni ma anche cattivi. Vengono immaginati
come uomini mutati in animali o voci senza corpo, o bellissime ragazze o
mostri che si annidano negli alberi.
HARUT E MARUT (PV)
nella tradizione islamica, i due
angeli inviati dal Creatore a controllare il comportamento degli esseri
umani. Vittime del vino, sedussero una donna e dovettero subire la
punizione divina, che li costrinse a rimanere fino al giorno del giudizio
appesi a testa in giù in un pozzo.
ILMATAR (PV)
personaggio della mitologia finnica;
era considerata la prima donna del genere umano.
INMAR
il re e padre di tutti gli dei, secondo la
religione dei Mordvini e dei Votiaki, popoli della Siberia.
JUMALA (PV)
nella mitologia finnica, gli dei.
KEALO-EVA
dio hawaiano dell'isola Maui, a cui erano
consacrati maiali marchiati e lasciati liberi.
KINTU E LA FIGLIA DEL CIELO (PV)
Quando il giovane
Kintu arrivò in Uganda, portava con sé solo una mucca e, non avendo altro
da mangiare, si cibava del suo latte. Nambi, la figlia di Gulu dio del
Cielo, s'innamorò di Kintu e lo voleva come marito, ma i fratelli la
misero in guardia: «Uno che si ciba di solo latte non è un essere umano.
Come può sposarti?» Nambi e i fratelli si recarono dal padre Gulu per
chiedere consiglio, e il dio del Cielo disse: «Portiamogli via la mucca,
se muore vuol dire che non è umano». Kíntu sopravvisse nutrendosi di
foglie e di radici. Tuttavia Gulu non era convinto e volle sottoporlo a
un'altra prova, Mandò la figlia Nambi sulla terra a dire a Kintu: «Io so
dov'è la tua mucca. Vieni con me a riprenderla». Kintu sali nel Cielo e
venne introdotto in una capanna dove era stato preparato un pasto per
cento persone. «Devi mangiare tutto» gli disse Gulu «altrimenti non avrai
né la mucca né mia figlia!» Kintu era disperato. Come poteva mangiare
tutto quel cibo? A un tratto si aprì una grande buca nel pavimento della
capanna: svelto Kintu vi gettò tutto il cibo. Quando i fratelli di Nambi
vennero a controllare, riferirono a Gulu che Kintu era riuscito a mangiare
tutto. Il dio del Cielo non era però convinto e pensò a un'altra prova.
Diede a Kintu un'ascia e gli disse: «Vai a tagliare la roccia per
accendere il fuoco; a me la legna non serve!» Kintu si allontanò,
pensando: «Contro le rocce la scure si spezza. Che cosa devo fare,
dunque?» Ma quando arrivò alla montagna, vide che molte rocce erano già
spezzate. Le raccolse e le portò a Gulu. Tuttavia questi non era ancora
persuaso che Kintu potesse essere uno sposo degno della sua divina figlia.
Allora prese un vaso e gl ordinò: «Riempi questo vaso d'acqua. Ma che sia
solo acqua di rugiada!» Kintu prese il vaso e sconsolato si recò nei
prati. Come s può riempire un vaso con 1a rugiada? Ci pensò per tutta 1a
notte, finché alle prime luci del mattino potè vedere che ogni filo d'erba
era carico di rugiada, e che il suo vaso ne era colmo fino all'orlo!
Adesso Gulu era convinto che Kintu meritasse di sposare Nambi, tuttavia
desiderava che anche l'intera popolazione del Cielo ne fosse persuasa.
Radunò la sua gente e annunciò: «Kintu è un grande uomo e potrà sposare
mia figlia Nambi. Prima, però, dovrà ritrovare la sua mucca, che si è
mescolata alle mie». Kintu sapeva bene che il dio del Cielo possedeva
migliaia e migliaia di mucche, tutte uguali alla sua. Ritrovarla era
dunque un'impresa disperata. In quel momento sentì che un'ape gli si era
posata su una spalla e gli stava bisbigliando: «Non avere paura, Kintu, io
ti aiuterò. La tua mucca e quella su cui io andrò a posarmi». La mattina
dopo una mandria di mille mucche fu condotta davanti a Kintu. Kintu si
guardò intorno e scorse l'ape che sostava tranquilla sul ramo di un albero
lì vicino. Allora finse di cercare la sua mucca tra le altre, e infine
disse: «Qui la mia mucca non c'è i servi di Gulu portarono una seconda
mandria, dieci volte più numerosa della prima. Anche questa volta l'ape
rimase ferma sul ramo e Kintu dopo un po' disse: «No, la mia mucca non è
neppure qui!» Fu condotta una terza mandria, dieci volte più numerosa
della seconda. Questa volta l'ape si levò in volo. Kintu la seguì,
correndo nel mezzo di una foresta di corna. Alla fine l'ape si posò sul
dorso di una grossa mucca. «Ecco!» esclamò Kintu. «Questa è la mia mucca!»
Poi vide che l'ape era andata a posarsi su un vitellino. Kintu annunciò:
«E questo è il piccolo della mia mucca, nato in questi giorni!» L'ape si
posò ancora su un altro vitello e poi su un altro ancora. Kintu riconobbe
anche questi come figli della sua mucca. Gulu era al colmo
dell'entusiasmo. «Tu sei il grande Kintu e nessuno può ingannarti! Prendi
in sposa mia figlia e conducila alla tua casa!» Kintu e Nambi scesero
sulla Terra, portando con sé una capra, una pecora, una gallina, sementi
per tutte le piante, e, naturalmente, la mucca con i vitellini! Kintu fu
il primo e il più grande re dell'Uganda, e governò saggiamente con la sua
sposa per lunghi e felici anni. Tratto da "Miti e leggende di tutti i
tempi" editore HAPPY BOOKS
KITA (PV)
Danza religiosa dei negri
Bapende del Congo. Riservata alle sole donne, viene eseguita per
ringraziare gli dèi di una guarigione miracolosa.
KOMBA (PV)
In Camerun è adorato dai
pigmei Bakà come dio Supremo. In eterna lotta col malvagio Longhe.
KUKAILIMOKU (PV)
È dio hawaiano della guerra.
KUMVUM (PV)
Adorato dai Pigmei del Gabon, è il
dio Supremo.
LAUNAWATER (PV)
Finlandese dea
maligna che assieme al vento causa tutte le malattie.
L'ORIGINE DELL'UOMO (PV)
Mito Bantù
Dio aveva già
creato tutto il mondo, con montagne e laghi, con foreste, savane e
deserti. Aveva anche creato tutti gli animali e le piante, ma mancava
ancora l'uomo. Allora si recò nella savana e scavò due buchi nel suolo. Ed
ecco che, dopo qualche istante, dal primo buco uscì un uomo e dal secondo
una donna. Erano il primo uomo e la prima donna che fossero mai esistiti e
non conoscevano proprio nulla. «Che cosa dobbiamo fare?» domandarono al
Creatore. Il Creatore rispose: «Dovete lavorare la terra e seminarvi il
miglio. Poi costruitevi una capanna per ritirarvi a dormire». «E con che
cosa ci nutriremo?» domandarono ancora i due. «Quando il miglio sarà
cresciuto, ne macinerete i semi e con la farina ottenuta farete il pane.
Quello sarà il vostro cibo» disse Dio. L'uomo e la donna cominciarono a
lavorare la terra e a seminarvi il miglio. Ma a ogni momento si fermavano,
si asciugavano il sudore e brontolavano: «Oh, che fatica lavorare la
terra! Che lavoro duro e ingrato!» Comunque sia, alla fine il miglio fu
seminato e, poiché si era all'inizio del tempo, in breve germogliò e si
trasformò in tante spighe mature. L'uomo e la donna avevano fame, per
pigrizia non accesero il fuoco per far cuocere il miglio, così lo
mangiarono crudo. Quando venne sera ebbero sonno e si consultarono: «È
inutile costruire una capanna. Nella foresta ci sono tanti alberi, e su un
ramo dormiremo benissimo senza dover ancora faticare!» Quando Dio li vide
serenamente addormentati su un albero, s'infuriò. Chiamò una scimmia
maschio e una scimmia femmina, e diede loro le stesse istruzioni che aveva
dato agli uomini. Le scimmie si misero subito al lavoro. Seminarono il
miglio e costruirono una bella capanna. Quindi accesero il fuoco,
macinarono i semi delle spighe e li misero a cuocere, ottenendo degli
ottimi pani. A sera andarono a riposare nella capanna. Quando il
Creatore vide tutto ciò fu molto soddisfatto. Chiamò le due scimmie e
staccò loro le code, quindi disse: «Siate uomini!» Poi chiamò l'uomo e la
donna e attaccò sul fondo della loro schiena le code delle scimmie,
dicendo: «D'ora in poi, siate scimmie!» Avvenne che da allora le scimmie,
trasformate in uomini, abitarono nelle case, mentre i veri primi uomini
continuano a dormire sugli alberi. Tratto da "Miti e leggende di tutti
i tempi" editore HAPPY BOOKS
L'UCCELLO DI FUOCO (PV)
In tutta la Russia non si
sarebbe potuto trovare un cacciatore più coraggioso del principe Ivan.
Egli disdegnava le piste comuni e preferiva seguire i sentieri più
impervi, si inoltrava nella foresta più fitta e si arrampicava su dirupi
scoscesi quali nessun uomo avrebbe osato sfidare. Un giorno, durante una
battuta di caccia nel bosco, il principe capitò in una radura che non
aveva mai visto. Da una parete rocciosa sgorgava una cascatella e Ivan,
che aveva sete, vi si diresse senza indugio. Ma, appena si fu avvicinato,
scorse poco distante un fantastico melo dai pomi d'oro e, cosa ancor più
sorprendente, uno stupendo uccello dalle lunghe penne color fuoco
appollaiato su un ramo. Subito il principe armò il suo arco e scagliò la
freccia. Per non essere colpito, l'uccello si lasciò cadere dall'albero,
ma il principe l'afferrò prima ancora che potesse levarsi in volo. Fu
allora che l'animale comincio a lamentarsi con voce umana e a dire:
«Lasciami andare, principe Ivan. Ti ricompenserò! Prendi una delle mie
penne: se dovessi trovarti in pericolo, basterà che tu la agiti e io
accorrerò in tuo aiuto». Il principe si lasciò convincere e liberò
l'uccello, quindi proseguì per la sua strada. Aveva fatto soltanto pochi
passi quando udì un rumore stridulo giungere dall'altra parte della
roccia. Incuriosito, andò a vedere e scorse un gran numero di statue di
cavalieri e un lugubre castello dai grandi portali, che si aprivano
proprio in quel momento. Un gruppo di fanciulle ne uscì saltellando e
cantando. Una di esse era tanto affascinante che il principe fu preso
dall'irresistibile desiderio di parlarle. Appena la ragazza lo scorse,
impallidì ed esclamò: «Presto! Fuggi da questo luogo di sventura! Qui
abita il mago Kaschei, l'immortale! Se ti scopre ti trasformerà in una
statua, come queste che vedi qui intorno!» «Io sono il principe Ivan,
figlio dello zar!» ribatte il giovane. «E non ho paura di nessuno! Ma tu,
leggiadra fanciulla, dimmi il tuo nome». La ragazza prese a correre verso
il castello seguita dalle altre e, un attimo prima di scomparire dietro
uno dei portali, disse a Ivan: «Mi chiamo Zarevna». Il principe attese
fuori del castello incerto sul da farsi. Ma quando giunse la notte, il
desiderio di rivedere Zarevna fu più forte di ogni prudenza e, abbandonato
ogni indugio, bussò con forza alla porta. Nello stesso istante si levò un
vento impetuoso e tuoni e lampi squarciarono il cielo. Demoni mostruosi
con due teste sorsero d'incanto dalla terra, lanciando grida e strepiti
contro il principe. Un fulmine saettò tra le nubi e la sua luce gialla
illuminò una figura oscura: era Kaschei, il mago! Costui levò entrambe le
braccia e prese a recitare una strana cantilena, mentre i demoni
avanzavano minacciosi. Via via che la cantilena proseguiva, le gambe di
Ivan diventavano sempre più rigide e fredde. Il principe stava
trasformandosi in una statua! Sentendosi perduto, afferrò la penna
dell'uccello di fuoco e si mise ad agitarla. Ed ecco, all'improvviso, un
puntino splendente come una fiamma apparire nel cielo e avvicinarsi
rapidamente. I demoni si zittirono all'istante e cominciarono ad
arretrare. Quando il puntino assunse la forma ardente dell'uccello fatato,
i demoni si coprirono gli occhi e fuggirono urlando in ogni direzione.
Improvvisamente il suolo tremò, poi si aprì inghiottendo in un
baleno tutta quella ridda infernale. il vento calò di colpo e le nuvole
s'aprirono su un lembo di stelle. Un gran silenzio gravava tutt'intorno.
Ora non c'era più traccia dei demoni né del mago Kaschei. Ma Ivan sapeva
che costui era ancora vivo da qualche parte. L'uccello di fuoco lo
guidò verso l'albero dai pomi d'oro, dicendogli: «Guarda sotto l'albero.
Li si cela l'anima immortale di Kaschei». Ivan scorse una cavità sotto le
radici; all'interno era celato un uovo di anatra. li principe lo prese e
lo gettò in aria. Quando l'uovo toccò il suolo si dissolse in una nuvola
di fumo e di fuoco, mentre un grido risuonò nella foresta. Kaschei
il mago cattivo, era morto! Le mura del castello si sgretolarono e le
statue dei cavalieri ripresero vita. Le fanciulle, finalmente libere,
poterono abbracciare i loro innamorati, e anche Zarevna corse sorridente
verso Ivan. I due si presero per mano giurandosi eterno amore, mentre
l'uccello di fuoco volteggiava nel cielo, cantando con voce melodiosa
antiche canzoni. Tratto da "Miti e leggende di tutti i
tempi" editore HAPPY BOOKS
LUONNOTAR (PV)
Dal Caos emerse la bella dea
finlandese della natura, Luonnotar. Un giorno scese dal cielo,
incominciò a vagare sul mare, si adagiò sulle onde e si addormentò.
Un'aquila enorme apparve nel cielo, discese e raggiunse Luonnotar e fece
il suo nido su un ginocchio della dea. Vo depose sei uova d'oro e uno di
ferro. La dea si mosse di colpo, le uova rotolarono e si ruppero.
Nell'infinito universo accadde allora una cosa meravigliosa. Il guscio
delle uova d'oro si ingrandì, si distese, formò la volta del cielo e la
superficie ricurva della Terra; i rossi tuorli formarono gli astri: il
sole, la luna, le stelle. I piccoli frammenti neri dell'uovo di ferro si
convertirono in nubi che corsero rapide sui mari. Luonnotar toccò con le
sue agili dita la terra molle e formò le insenature e le baie, calcò con i
suoi piedi d'argento il suo d'argilla e formò i monti e le valli. Si
adagiò al sole ad asciugare i capelli intrisi di acqua e con le braccia
distese formò le vaste pianure. Ma là dove la dea aveva posato il suo
capo, i capelli grondanti formarono laghi e fiumi e cascate d'argento.
MORINO (PV)
Dio principale dei negri Bantù.
MWI (PV)
Uccello che secondo gli antichi abitanti delle
isole Caroline, recò il fuoco ai mortali. portandolo nel becco
lo nascose negli alberi; gli uomini, pertanto, ricavarono il fuoco
sfregando insieme due pezzi di legno
NIANG e ZANHAR (PV)
Nel Madagascar sono gli
dèi che crearono il mondo. Zanhar protegge gli uomini, Niang manda loro le
pestilenze e i malanni.
NIOKA (PV)
Danza religiosa di una tribù di negri del
Congo.
NYAKANGO (PV)
Fondatore del popolo Scilluk nel
Sudan si credeva che si reincarnasse nella persona del capo tribù chiamato
Ref. Nemmeno la moglie del Ref poteva guardarlo, e i figli prima di
entrare a casa dovevano coprirsi gli occhi con le mani. Dalla salute del
Ref dipendeva il benessere della tribù. Quando il Ref si ammalava veniva
ucciso ad opera del figlio pretendende in modo di avere un Ref
sempre in salute e quindi prosperità per il popolo.
ONDANGERE (PV)
I negri Herero dell'Africa
sud-orientale con questo nome indicano la figlia maggiore del capo tribù,
la quale ha il compito di tenere vivo il fuoco sacro. Mansione simile a
quella delle Vestali romane. L'altare del fuoco sacro è chiamato Okuruo e
quando una parte della tribù emigra c'è l'usanza di portare via parte del
fuoco sacro, attività simile a quella dei Greci col fuoco del tempio di
Estia.
ORISCIA (PV)
Gli Oriscia nella mitologia
degli Yoruba della Nigeria, erano i mitici antenati discesi dal cielo e
mutatisi in sassi. Gli Oriscia sono 401, ma alcuni sono delle divinità
vere e proprie come Obuduva la terra, madre dell'aria, del sole, del mare
e della luna.
PERKUNAS (PV)
divinità baltica rappresentante il dio
della folgore. In seguito divenne il supremo dio della mitologia baltica,
identificato pertanto con il creatore degli uomini.
QALUNEQ (PV)
Straordinario essere
Eschimese, Nato dopo che il Mare mise incinta la figlia di un capo. La
donna dopo sei anni di gravidanza partorì Qaluneq che era metà foca e metà
uomo ed aveva il dono di uccidere con lo sguardo. Da adulto divenne un
grande cacciatore, infatti gli bastava guardare balene, foche, renne per
farle diventare sue prede. Per la sua grande bruttezza non riusciva a
trovare donna disposta a sposarlo, un giorno uccide un grosso uccello e
infilatosi le sue ali si mise a volare finché non vide una bellissima
ragazza, la rapì e con lei generò un figlio e così sicuro che avrebbe
continuato con la sua discendenza a vivere in mezzo agli uomini, ritornò
al Mare scomparendo nel ghiaccio.
QREVITOK (PV)
Secondo gli
Eschimesi erano spiriti maligni nati dalle anime degli annegati dei quali
il corpo non era stato ritrovato.
QUADLIPARMIUT (PV)
Per gli Eschimesi è paese dei beati,
dove non fa mai freddo e c'è abbondanza di renne.
QUINQUERN (PV)
Gli Eschimesi raccontano di un
gigantesco Cane con sei o otto paia di zampe e che non ha nè denti nè
peli, vive a settentrione e si avvicina ai villaggi in occasione di grandi
avvenimenti lieti o tristi che siano.
RANGDA (PV)
Presso gli Indonesiani era il dio
dei Morti.
ROSMERTA (PV)
divinità della mitologia gallica che
per i suoi simboli, la cornucopia e le spighe, incarna l'idea
dell'abbondanza e della ricchezza.
ROZANITE
nome delle divinità che nell'olimpo della
religione pagana russa erano preposte alle nascite ed alla decisione della
sorte da assegnare al neonato.
STOLLA (PV)
Nella mitologia lappone è un
gigante nemico del popolo Lappone. Se un lappone riesce a vincere la lotta
contro il gigante, Stolla gli offre il suo coltello che se l'uomo
incautamente accetta gli si rivolta contro uccidendolo.
TAMBARAN (PV)
Per i Papua della Nuova Guinea sono
gli spiriti che popolano i fiumi, villaggi montagne e foreste. Le donne
sono escluse dai loro riti e culti.
TORE (PV)
I Pigmei del Congo pensavano questo
dio forestale come essere invisibile capace di prendere qualunque
sembianza, tranne la sembianza umana. Come spirito della luna creò il
mondo. Veniva chiamato anche coi nomi di Muri Muri e Mugu.
TORNAQ (PV)
Per gli Eschimesi si tratta di una
fata con un occhio solo che abita dentro i massi e quando li vuole aiutare
le rotola dietro e così gli offre la sua protezione.
TORORUT (PV)
In Kenya gli indigeni Suk
adoravano questo dio quale elargitore di pioggia e supremo creatore.
TUATAHA DE DANAAN
esseri divini della mitologia irlandese,
discendenti della dea Dana. Nelle leggende si presentano sotto diverse
sembianze oppure rimangono invisibili e intervengono nelle vicende umane
con benevolenza o malevolenza, a seconda delle circostanze.
TULUGAUKUK il corvo padre (PV)
Mito eschimese
C'erano
solo le tenebre. Le tenebre e lui: Corvo, piccolo e debole. Ma non era
bello star lì, nel buio e nel silenzio, senza far nulla; così Corvo,
troppo giovane per volare, cominciò a saltellare intorno. E a ogni
saltello nascevano montagne e foreste, fiumi e ruscelli. Corvo guardava
stupito quelle meraviglie, senza capire che era lui stesso a crearle, e si
spingeva sempre più lontano. A un tratto giunse alla fine del Gelo e sì
trovò davanti a uno spaventoso baratro. Ebbe paura di cadere e apri le
ali. In quel momento sentì che esse erano diventate grandi e forti, in
grado di sostenerlo. Allora comprese che egli era Tulugaukuk, il Corvo
padre. Si lanciò in volo nell'abisso e ne raggiunse il fondo, ancora buio
e vuoto. E Corvo creò in basso le stesse cose che aveva creato in alto. E
chiamò Terra il mondo in basso e Cielo il mondo in alto. Poi Corvo prese
un sasso lucente e lo lanciò nel Cielo. Subito il sasso divenne Sole e
illuminò ogni cosa. Un giorno, mentre se ne andava in giro ad ammirare la
sua creazione, vide una grande pianta di pisello, alta più di un albero,
con baccelli enormi.
Corvo si fermò sorpreso e, ad un tratto un
baccello s'aprì di colpo... e ne usci un uomo! Corvo, che non aveva mai
visto una tale creatura, fece un balzo indietro. Ma anche l'uomo, che non
aveva mai visto un corvo, si spaventò. Passata la sorpresa, Corvo chiese
all'uomo: «Hai fame?» L'uomo di fame ne aveva, e anche tanta. Allora Corvo
gli indicò un arbusto e gli disse: «Mangia le bacche di quell'arbusto!»
L'uomo ci provò, ma dopo averle mangiate tutte aveva più fame di prima.
Allora Corvo prese dell'argilla e modellò buoi muschiati e caribù, che
subito si misero a galoppare per la prateria. Poi diede all'uomo arco e
frecce per cacciare, dicendo: «Non uccidere troppi animali, altrimenti
diverranno pochi e tu avrai di nuovo fame». L'uomo ebbe rispetto per gli
animali creati dal Corvo, ed essi gli furono amici. Passarono molti anni.
Gli uomini divennero avidi e uccidevano sempre più animali. Corvo
osservava indignato, finché risalì alle praterie del Cielo e non scese mai
più sulla Terra. Un giorno, quando gli uomini saranno di nuovo amici di
buoi e caribù, Corvo tornerà. Tratto da "Miti e leggende di tutti i
tempi" editore HAPPY BOOKS
UMKULUMKULU e UMWELIKANGI (PV)
Si tratta degli dèi
progenitori degli Zulù.
VÄINÄMÖINEN (PV)
nell'antica mitologia finnica, è
l'eroe inventore del Kantele, strumento musicale nazionale simile
all'arpa, costruttore della prima nave ed esperto di formule magiche.