Una delle Pleiadi, figlia di Atlante e di Pleione, fu una delle tante avventure di Zeus col quale generò Lacedemone
Personificazione del mare, a cui i naviganti facevano sacrifici prima di salpare.
I personaggi con questo nome erano diversi, fra i quali troviamo:
1) Una delle Muse, presiedeva alla commedia, raffigurata ovviamente come una bella donna con in mano il bastone pastorale (Pedum), una maschera comica e una corona d’edera sul capo;
2) Una delle Cariti;
3) Una Ninfa compagna di Cirène;
4) Ninfa figlia di Efesto e madre dei fratelli Palici.
5) Una delle tremila Oceanine.
Diverse e controverse sono le storie legate a questo mito, vediamole:
1) Dio particolare di Festo.
Era equiparato al Sole, a un gigante di bronzo, ad un toro fabbricato o donato a Minosse dal dio Efesto, per custodire Creta.
Il mito narra che egli faceva tre volte al giorno il giro dell'isola, o che visitasse tre volte l'anno i villaggi di Creta, recando tavolette di bronzo con sopra incise le leggi. Capace di saltare nel fuoco e di portare il suo corpo all'incandescenza, afferrava e bruciava i delinquenti. Aveva un solo punto vulnerabile, il tallone, lì c'era la sua unica vena chiusa da un tappo.
Medea con un suo incantesimo riuscì ad aprirla e svuotare il gigante. Nato sul monte Ditte, localmente era chiamato Velkhanos, Asterios, Arbios, Atymnos, Skylios e Giacinto.
Ma altrove si trattava della dea Britomarti, la Dolce Vergine, o Dictinna, la Signora della Montagna sacra.
Nella veste di gigante di ferro costruito da Efesto fu da Zeus messo a guardia di Creta quando vi lasciò la ninfa Europa.
2) Altro Talo fu un'apprendista di Dedalo. Fu ucciso dal maestro geloso perché l'allievo aveva inventato la sega ed il trapano.
Figlio di Filammone e della ninfa Argiope. Tamiri era di eccezionale bellezza, e suonava la cetra con maestria: tanto che osò sfidare le Muse in una gara musicale. I patti erano questi: se Tamiri avesse vinto, avrebbe potuto fare l'amore con tutte le Muse, e se invece avesse perso, esse potevano togliergli ciò che volevano. Naturalmente le Muse risultarono superiori, senza confronto: e a Tamiri tolsero la vista e l'arte della cetra.
Figlio di Zeus e della titanessa Pluto la ricchezza, nacque in Lidia e governò a Sipilo. Sposo di Dione o di Eurianassa.
Tantalo ebbe tre figli: Pelope, Niobe e Brotea.
Tantalo invidiato per le proprie ricchezze non regnava soltanto in Lidia ma anche sulla Frigia, sul monte Ida, la piana di Troia e sull'isola di Lesbo. Ammesso alla mensa degli dèi e avendo ascoltato le loro conversazioni era divenuto immortale.
Per contraccambiare l'ospitalità un giorno invitò gli dèi ad un banchetto nella sua capitale Sipilo, dove per onorare gli dèi intervenuti osò imbandire quanto di più caro aveva, il figlio Pelope tagliato a pezzi e fatto bollire.
Il gesto fu interpretato con l'intenzione di mettere a prova l'onniscienza degli dèi e non con l'intenzione di onorare gli dèi con quanto aveva di più prezioso, ma ad ogni modo sia l'una che l'altra intenzione risultava essere una nefandezza, la prima perché metteva in dubbio le qualità degli dèi, la seconda per il sacrificio umano che gli dèi olimpi avevano ripudiato e sostituito con sacrifici di animali. Ritornando al banchetto gli dèi rifiutarono di assaggiare quel piatto, tranne Demetra che ancora sconvolta dal dolore per la perdita della figlia Persefone, distrattamente mangiò la carne di una spalla.
Ermes andò nell'Ade a prendere Pelope, Rea ricompose i pezzetti e fece riemergere dal calderone il giovane più bello che mai, la spalla mangiata venne sostituita con una d'avorio.
Il sacrificio di Pelope non fu l'unica empietà di Tantalo, infatti invitato alla mensa degli dèi egli avrebbe rubato nettare ed ambrosia per darla ai propri amici mortali ed avrebbe divulgato i segreti appresi dagli dèi.
Per queste offese Tantalo venne relegato nel Tartaro dove tormentato dalla fame e dalla sete, legato ad un albero da frutto, immerso nell'acqua di una palude non riesce a berla perché appena si avvicina l'acqua si ritrae e ogni volta che cerca di raccogliere un frutto i rami si allontanano ed inoltre un enorme masso incombe sul suo capo minacciandolo di schiacciargli il cranio a ogni momento, facendolo così vivere in una condizione di perenne terrore. Per la storia di Tantalo, Omero, Odissea XI, 582 ss.; Pindaro, Olimpiche I, 36 ss.; Euripide, Oreste 4 ss..
eroe fondatore della città di Taranto.
"Colui che sconvolge i cavalli" demone a cui venivano attribuiti gli incidenti durante le gare equestri. A Olimpia vi era un altare dove si facevano offerte a costui per evitare il suo malevolo intervento.
Festa che veniva celebrata il 6 e il 7 di targellione, forse in onore di Apollo, prima del raccolto. Un ateniese, scelto come capro espiatorio, veniva condotto in processione per le vie della città, percosso e poi cacciato.
Il giorno dopo si offrivano al dio le primizie del raccolto.
In Esiodo è una delle prime quattro essenze vitali le altre erano: Càos, Gea, e Eros.
Padre di esseri mostruosi quali: I Giganti, Tifone, Echidna, l'aquila che rodeva il fegato a Prometeo e tanti altri di uguale bellezza.
I Greci chiamarono Tartaro il luogo sotterraneo in cui Zeus precipitò e imprigionò i Titani.
Il nome indicò poi quel luogo in cui i malvagi subivano i dovuti tormenti, e in generale, l'Inferno, o Ade, o Erebo.
Dall'unione di Tartaro con Gea nacque Tifone.
Tanto è profondo il Tartaro oscuro sotto la terra:
se un'incudine di bronzo cadesse dal cielo, dopo nove notti
e nove giorni, al decimo arriverebbe a terra
- e così è profondo sotto la terra anche il Tartaro oscuro,
che se un'incudine di bronzo cadesse dalla terra, dopo nove notti
e nove giorni, al decimo arriverebbe al Tartaro (Esiodo Teogonia vv. 721 ss.).
Figlio di Gea e del Pònto. Padre di Iride e delle Arpie avute dalla sua unione con l'Oceanina Elettra.
1) Figlia di Oceano e di Teti e madre di Elios, di Selene e di Eos (Il sole, la luna e l'aurora). E Teia ad Elios grande die' vita, e a Selene lucente, ed all'Aurora, che brilla per quelli che stan su la terra, e pei Beati, ch'àn vita perenne, signori del cielo, poscia che ad Iperïóne, domata in amore soggiacque (Esiodo, Teogonia)
2) Altra Tea fu la profetessa figlia di Chirone che sedotta da Eolo fu mutata da Poseidone nella cavalla Euippe per sottrarla alle ire del padre; nelle spoglie di cavalla partorì la puledra Melanippe.
3) Altra Teia o Tia era un’Oceanina che fu madre dei Cercopi.
Figlia di Asopo e di Metope e sposa di Zeto che per amore diede il nome della moglie alla città che fino a quel momento era chiamata Cadmea.
Figlia del re della Frigia Teleutante.
Divenne schiava di Aiace Telamonio che poi la sposò. Dalla loro unione nacque Eurisace.
Si riteneva fossero delle divinità marine.
Da Creta passarono a Cipro e quindi a Rodi.
Molte furono le loro attività: ministri degli dèi, stregoni e demoni con capacità metamorfiche.
Per primi scoprirono varie arti tra le quali la metallurgia e proprio per questo furono introdotti nel mito di Efesto insieme coi Dattili quali primi fonditori di metalli e perciò quali divinità del fuoco.
Furono i Telchini a forgiare il tridente di Poseidone e la falce di Crono e come maghi, capaci di produrre la pioggia e la grandine ed esperti in ogni sorta d'incantesimi e di malefici.
Figlio di Eracle e di Auge, e nipote di Aleo.
Ad Aleo era stato predetto che se la figlia Auge avesse avuto dei figli, il nipote avrebbe ucciso i fratelli di sua moglie Neera; per evitare questo Aleo costrinse la figlia a divenire sacerdotessa di Atena (le sacerdotesse dovevano rimanere vergini a vita).
Ma il Fato non può essere mutato né dagli dèi né tanto meno dagli uomini.
Eracle violentò Auge nel tempio stesso della dea e quando fu il tempo partorì Telefo.
La terra allora rimase sterile e l'oracolo disse che ciò era dovuto a qualche empietà.
Auge fu scoperta dal padre e consegnata con Telefo a Nauplio perché li lasciasse alla giustizia del mare.
Ma Nauplio non volendo macchiarsi di un crimine, consegnò la ragazza e il bambino al re della Misia, Teutrante.
Telefo fu esposto su un monte dove una cerva lo allattò e per questo venne chiamato Telefo. Il bimbo fu raccolto e allevato dai pastori; divenuto adulto Telefo si recò a Delfi, per avere notizie dei suoi veri genitori. Venuto a conoscenza della verità, Telefo andò in Misia e divenne figlio adottivo di Teutrante di cui divenne successore al trono.
Quando i Greci partirono alla cieca (non conoscevano la rotta) alla volta di Troia, sbarcarono nelle sue terre e credendo di trovarsi nel territorio di Troia iniziarono il saccheggio.
Telefo, accorso in armi, li aveva respinti, ma poiché era odiato da Dioniso al quale non rendeva onore, mentre li inseguiva inciampò in un tralcio di vite spuntato prodigiosamente dal suolo e così venne ferito alla coscia da Achille.
Telefo, non riuscendo a guarire dalla ferita, consultò l'oracolo di Apollo il quale gli rivelò che sarebbe guarito solo se curato da chi l'aveva ferito.
Allora Telefo chiese aiuto ad Achille che in cambio dell'indicazione della rotta per Troia lo guarì.
Figlio di Ulisse e di Circe.
Così come aveva vaticinato Tiresia fu parricida inconsapevolmente.
Telegono aveva saputo dalla madre Circe di essere figlio di Ulisse, allora il giovane volendo conoscere il padre, si imbarcò alla sua ricerca.
Approdato a Itaca, Telegono per sfamare l'equipaggio incominciò a razziare la campagna e le mandrie.
Ulisse intervenne a difendere i suoi beni, ma Telegono lo ferì con una lancia dalla punta avvelenata.
Ulisse morente ricordando la predizione di Tiresia si fece condurre davanti lo straniero e così ebbe la spiegazione del tragico evento.
Atena, accorsa inutilmente in aiuto del suo protetto, non poté fare altro che confortarlo e convincerlo ad arrendersi ai voleri del Fato.
Telegono riconosciuto il padre, lo pianse a lungo e tornò da Circe insieme a Penelope, portandosi dietro il cadavere, e lì sposò Penelope.
Circe poi li mandò entrambi nelle Isole dei Beati. Secondo il poeta Eugammone di Cirene, nel poema dedicato alle avventure di Telegono "La Telegonia" il giovane era considerato figlio di Odisseo e Calipso.
Figlio di Ulisse e di Penelope.
Quando il padre partì per la guerra di Troia, Telemaco era appena nato.
Mentre Ulisse era tenuto lontano da Itaca dall'odio di Poseidone, tenne a bada i pretendenti della madre e si mise in viaggio verso le terre di Nestore e di Menelao per raccogliere notizie sul padre.
Senza sapere ancora se Ulisse fosse ancora vivo, Telemaco tornò a Itaca e scoprì che, durante la sua assenza, l’eroe era ritornato a casa travestito da mendicante.
Telemaco, finalmente felice di riabbracciare il padre, lo aiutò a uccidere i pretendenti di Penelope e a rivelarsi a lei.
Divinità minore del sonno, proteggeva i convalescenti, stava al seguito di Asclepio, Igea e Panacea
1) Re di Stinfalo, figlio di Pelasgo, fondatore del culto di Era, della quale ne era stato l’educatore quando la dea era ancora piccola.
2) Figlio di Fegeo, re di Psofide che uccise Alcmeone.
3) Eraclide, figlio di Aristomaco, che insieme ad altri guidò il ritorno degli Eraclidi nell'avito Peloponneso, ottenendo il regno di Argo grazie all'oracolo che gli aveva consigliato di affidare il comando dell'esercito all'essere dai tre occhi. Fra i suoi uomini c’era il genero Deifonte che aveva il cavallo guercio. Così aff Con tale termine era indicato un terreno sacro, appartenente ad una divinità o a un tempio. 1) Figlia di Urano e di Gea, fu la prima moglie di Zeus col quale ebbe le Ore e le Moire. Fra Temi ed Era, seconda moglie di Zeus, stranamente esistevano rapporti molto cordiali. Temi non è la dea della Giustizia come erroneamente si crede, ma la dea delle leggi naturali e perciò vigila su quanto è lecito ed illecito, regola la convivenza fra gli dèi, fra i mortali e i due sessi. La Giustizia invece è rappresentata da una delle Ore, Dike (figlia di Temi). 2) Si chiamò Temi anche una Ninfa figlia di Ladone e madre di Evandro per gentile concessione di Ermes. re dei Driopi e padre di Ila. Mentre arava un campo incontrò Eracle che affamato gli chiese uno dei suoi buoi, alla sua
negazione, l'eroe infuriato lo uccise. Figlia di Bisalte re di Tracia, era una fanciulla bellissima. Poseidone si incapricciò di lei, dato che la ragazza aveva molti pretendenti, il dio la rapì e la condusse sull'isola di Crumissa. Quando i pretendenti seppero che si trovava lì, prepararono una nave e si diressero lì. A questo punto Poseidone per sviarli mutò la ragazza in pecora ed egli stesso si mutò in montone e in questa nuova sembianza si accoppiò con Teofane che al tempo debito partorì il famoso ariete dal Vello d'oro. Figlio di Poseidone, per avere insultato delle Ninfe fu da loro mutato in scarafaggio. nome di diversi eroi, noi ci limiteremo a dire del più famoso che era figlio di Polinice e Argia con gli altri Epigoni combatté contro Tebe diventandone re. Fu ucciso da Telefo durante una spedizione contro Troia.
Figlio di Egeo re di Atene e di Etra figlia di Pitteo re di Trezene. Nella stessa notte ad Etra si accoppiarono sia Poseidone che Egeo legittimo sposo, ma la donna fu ingravidata solo dal dio, che lasciò ben volentieri ai due mortali, la gravosità di allevare il piccolo che sarebbe nato. Per motivi a noi sconosciuti Pitteo volle che il matrimonio tra Egeo e Etra restasse segreto. Intanto Egeo dovendo ritornare ad Atene per curare gli affari di stato, disse ad Etra che il figlio che sarebbe nato doveva essere chiamato Teseo e quando avrebbe avuto la forza e l'età per conoscere il padre doveva portarlo dinanzi all'enorme macigno sotto il quale Egeo aveva riposto la sua spada e i suoi sandali: il figlio avrebbe dovuto sollevare il macigno con le proprie forze e se fosse stato capace di tanto avrebbe dovuto prendere spada e sandali e andare dal padre ad Atene. Qualche tempo dopo nacque Teseo. A sedici anni fu condotto dalla madre dinanzi al macigno sotto il quale il padre aveva riposto la spada e i sandali. Il giovane senza sforzo sollevò il macigno e presi sandali e spada li indossò e partì alla volta di Atene per andare a conoscere il padre Egeo. Per recarsi dal padre, Teseo affrontò delle imprese che lo resero famoso in tutta la Grecia. La strada che da Trezene portava ad Atene era infestata dai briganti e nei pressi di Epidauro s'imbatté nel terribile gigante Perifete che con una mazza di bronzo assaliva e uccideva i passanti per derubarli. Il brigante si slanciò contro Teseo ma stavolta fu Perifete ad avere la peggio e caduto a terra morto, Teseo gli levò la mazza di mano facendone la sua arma preferita. Più avanti si imbatté in un altro gigante, Sini che uccideva tutti i viandanti. Costui legava i passanti alle cime di due pini che aveva preventivamente piegato, quindi mollava le cime che, riprendendo la posizione originaria, squartavano il malcapitato. Teseo gli fece fare la stessa fine che egli riservava alle sue vittime. Oltre Megaride, Teseo nel passare per uno stretto sentiero di montagna che correva sul ciglio di un precipizio si imbatté in un altro brigante, Scirone che fermava i viaggiatori li costringeva a lavargli i piedi e poi con un calcio li precipitava nel burrone. Anche a costui Teseo inflisse la stessa fine. Nelle vicinanze di Eleusi, Teseo dovette affrontare Procuste. Questi fermava i passanti e dopo averli derubati li faceva stendere su un letto e tagliava tutto quello che fuoriusciva dal letto se invece non arrivavano alla misura del letto, legandoli con delle corde, li stirava finché non arrivavano a toccare la sponda inferiore. Teseo anche questa volta vendicò tutti i malcapitati facendo fare al bandito la stessa fine delle sue vittime. In parole povere rendeva pan per focaccia. Finalmente, dopo queste imprese Teseo giunse ad Atene e si recò subito a corte. Egeo lo ricevette e lo accolse benignamente e siccome il giovane gli riuscì simpatico ordinò per il giorno successivo un banchetto in suo onore. Medea che era moglie di Egeo, da brava maga aveva capito chi fosse l’ospite e nel timore che Egeo affidasse il regno a Teseo e non a suo figlio, convinse il vecchio re che il giovane era venuto per ucciderlo e così preparò una coppa di vino avvelenata che durante il banchetto Egeo offrì al giovane. Teseo, presa la coppa in mano, nell'alzarsi per fare il brindisi con la spada urtò il tavolo attirando così l'attenzione dei presenti sulla spada, Egeo riconobbe subito la spada e capì che Teseo era suo figlio, allora gli fece cadere la coppa fatale e abbracciò teneramente il figlio. Egeo riconosciuta così la malvagità di Medea la allontanò dal paese. Teseo, finalmente riconosciuto erede al trono si avvalse del potere per consolidare il trono che con suo padre era diventato vacillante. Teseo liberò Atene dal tributo che doveva pagare al re di Creta Minosse, mandando periodicamente sette fanciulli e sette fanciulle per essere dati in pasto al Minotauro. Prima della partenza per questa impresa disse al padre di tornare con una vela bianca sulla nave; nel caso in cui fosse morto la nave avrebbe avuto la vela nera. Aiutato da Arianna, la bella figlia del re Minosse, Teseo riuscì a entrare nel Labirinto, uccidere il mostro e portare in salvo gli ostaggi e promettendo ad Arianna di sposarla. Invece nel viaggio di ritorno, abbandonò la giovane dormiente nell'isola di Nasso. Dimenticatosi di sostituire la vela nera della nave con una bianca, lasciò credere al padre Egeo che il figlio fosse morto; il vecchio dalla disperazione si gettò nel mare che da allora porta il suo nome. Teseo fece una spedizione contro le Amazzoni e s'impadronì di molte di queste donne col tradimento. Sposò poi una di esse, Antiope da cui ebbe un figlio, Ippolito. Morta Antiope, Teseo sposò Fedra la quale s'incapricciò di Ippolito; poiché questi la respinse, la perfida donna l'accusò presso il padre. Teseo maledisse il figlio che per effetto di tale maledizione subì una tragica fine; Fedra vinta dai rimorsi, si uccise. Fatta amicizia con Piritoo, re dei Lapiti, Teseo prese parte alla lite dei Lapiti coi Centauri. Accompagnò poi Piritoo nell'Erebo, quando costui vi scese per rapire Persefone. L'impresa finì male e Teseo venne poi liberato da Eracle. Tornato ad Atene scoprì che il suo trono era occupato da un usurpatore ed il suo popolo non lo voleva più. Triste si rifugiò a Sciro dove Licomede, re dell'isola, lo uccise a tradimento. Dopo secoli le sue spoglie furono riportate ad Atene e il popolo lo venerò come l'eroe della stirpe ionica. Quando Eracle ancora diciottenne stava cacciando il leone Nemeo fu ospitato da Tespio, re dei Tespi. Il povero Tespio, da diverse spose aveva avuto ben cinquanta figlie molto irrequiete e temendo che potessero darsi ad amori sconvenienti e desiderando avere dei discendenti di origine divina, decise di approfittare della presenza di Eracle per far fare un figlio ad ognuna di queste. Quindi offrì la primogenita Procri come compagna di letto. Come è facile immaginare Eracle, ben felice dell'offerta, non disdegnò tanta ospitalità. Ma Tespio ogni notte gli mandava una figlia diversa tranne l'ultima che volle serbare vergine. Un' altra versione dice che Eracle le deflorò tutte in una sola notte compiendo così la sua “tredicesima fatica”. Due sono i personaggi di nome Teti, o meglio, sono due in italiano, in greco sono distinte in Tethys e Thetis. Per evitare confusioni si è distinto chiamando una Teti e l'altra Tètide bisogna ricordare sempre chi è Teti e chi Tètide. Tethys, era una Titanessa, sposa di Oceano, madre dei fiumi e delle Oceanine. Thetis, (Tètide) era figlia di Nereo e di Doride, quindi nipote di Tethys (Teti), Thetis accolse il piccolo Efesto quando fu gettato dalla madre dall'Olimpo, e fu essa che sposò Peleo e dalla loro unione nacque Achille, Efesto per sdebitarsi forgiò l'armatura del pelide. È lei che quando il figlio Achille angustiato da Agamennone per la sottrazione della bella Briseide, va in riva al mare a sfogarsi apparendogli gli domanda: Figlio, a che piangi? e qual t'opprime affanno? Col cuore amareggiato di madre chiede a Zeus di volgere la guerra a favore dei troiani in modo da fare un dispetto ad Agamennone. Il sommo dio acconsente per poi ricambiare nuovamente le sorti quando Achille addolorato ed infuriato per la morte dell'amico Patroclo riprende la battaglia. Personificazione della Morte, concepito da Notte senza alcuno ausilio. Era fratello di Hypnos (il Sonno) e di tante altre divinità più o meno mostruose. La Notte a luce die' l'odïoso Destino, la Parca Giovane dio cretese che muore e rinasce ogni anno. Dea del destino aveva il potere di decidere la fortuna dei singoli e della collettività. I Romani la identificarono con la dea Fortuna.Ogni città aveva la propria dea Tiche figurata con una corona turrita in capo e con in mano dei simboli di buon augurio. Palamede, dedicò i dadi da lui inventati nel tempio della dea ad Argo. Personificazione del vento impetuoso del Sud. Dopo che Zeus aveva sconfitto i Giganti, Gea sempre più furibonda per la triste sorte dei figli, con l'intento di vendicarsi si accoppiò con Tartaro e generò questo essere mostruoso. Ecco come Esiodo lo descrive nella Teogonia: Tifone fortissimo: aveva Con gli occhi che sprizzavano fiamme, in tutta la sua mostruosa enormità, Tifone passò all'attacco del cielo, fra urla e sibili, dalla sua bocca sgorgavano torrenti di fuoco. Gli Olimpi annichilirono a quella visione e mutatisi in animali per non farsi riconoscere fuggirono in Egitto. L'unico che rimase fu Zeus che armatosi delle sue folgori e del famoso falcetto d'acciao, iniziò a colpire il mostro con le sue saette. Tifone ferito fuggì via ma Zeus, imprudentemente, vedendolo ferito si avvicinò col suo falcetto per finirlo. Non l'avesse mai fatto; infatti, non appena Zeus fu a tiro delle sue spire, Tifone lo avvolse e lo immobilizzò, quindi gli strappò il falcetto dalle mani e con lo stesso gli recise i tendini di tutti gli arti rendendolo simile a una marionetta senza fili. Poi Tifone legò bene il sommo dio e lo condusse in Cilicia nell'antro Coricio dove lo affidò alla custodia della mostruosa Delfine che era una fanciulla metà donna e metà animale. A questo punto si potrebbe pensare che tutto sia finito qui, invece la storia continua: Ermes e Pan che si erano ripresi dallo spavento iniziale, usando uno stratagemma distrassero Delfine, s'impossessarono dei tendini che riadattarono a Zeus. Il divino Zeus ritornato nel pieno della sua forma, stavolta salì sul suo carro trainato da cavalli alati e dall'alto bombardò di saette Tifone che iniziò una lunga fuga; quando si trovò a passare sul monte Nisa, le Moire lo ingannarono e gli offrirono, per indebolirlo, i frutti della morte, mentre Zeus lo incalzava. Allora Tifone attraversò il mare per rifugiarsi in Sicilia ma Zeus gli gettò addosso l'altissimo monte Etna, schiacciandolo: è da quel giorno, dicono, che l'Etna erutta fuoco, ogni qual volta Tifone tenta di scrollarsi di dosso la montagna. Una versione alternativa, anch'essa arcaica, fa di lui invece un figlio di Era, nato per partenogenesi, come contrappasso per il parto monogenetico di Atena. La sua figura è associata anche alle attività vulcaniche (Omero, Iliade II, 781; Eschilo, Prometeo incatenato 351 ss.) Gli Egizi lo chiamarono Set o Seteh (Plutarco, Iside e Osiride 351 f e 367 d). Figlia di Castalio o del fiume Celso, fu la prima sacerdotessa di Dioniso. Dalla sua unione con Apollo nacque Delfo che diede il suo nome alla città divenuta famosa per l'oracolo. (Dal greco Thymóites) Nella mitologia greca, ultimo re Teseide di Atene o, come racconta l' "Eneide", fratello di Priamo che per primo consigliò di introdurre a Troia il fatidico cavallo di legno. Re di Sparta, figlio di Ebalo e di Batea. Tindareo sposò Leda, ma la stessa notte anche Zeus nella forma di cigno si unì a lei. Trascorso il tempo, Leda partorì Polluce ed Elena da Zeus, e Castore e Clitennestra da Tindareo. Fu il maggiore persecutore del nipote Oreste che aveva ucciso la madre Clitennestra per vendicare l'uccisione da parte di lei, del padre Agamennone. (Dal greco Thyonaios) Epiteto di Dioniso figlio di Tione nome che il dio diede alla madre Semele dopo averla strappata al regno di Ade e condotta sull’Olimpo. Indovino tebano al quale vengono attribuite le più strane avventure. Un giorno mentre era sul monte Citerone gli capitò di vedere due serpi avvinghiate e uccidendo la femmina fu nello stesso momento mutato in donna e divenne una prostituta rinomata. Sette anni dopo nello stesso luogo, gli capitò di uccidere il maschio di serpe e divenne nuovamente uomo. Dato che lui era stato sia uomo che donna, Era e Zeus lo chiamarono al loro cospetto perché volevano sapere nell'amplesso amoroso chi godesse di più; Tiresia sentenziò che fatte le parti del piacere amoroso pari a dieci, la donna ne riporta tre volte tre e l'uomo una sola. A questa sentenza Era si arrabbiò e tolse la vista a Tiresia, allora Zeus per compensarlo gli diede il dono della profezia e la capacità di capire il linguaggio degli uccelli. Anche dopo morto ottenne da Ade di conservare i suoi poteri e di potersene servire, infatti quando Ulisse scese nel Tartaro, l'ombra di Tiresia lo mise a conoscenza che Poseidone gli era ostile e che sarebbe riuscito ugualmente a giungere ad Itaca. Predisse la fine di Penteo e lo ammonì di non opporsi al culto di Dioniso. un'altra versione del mito narra che Tiresia era un giovane pastore che ebbe la sfortuna di sorprendere la dea Atena nuda mentre si lavava a una sorgente, assieme alla sua stessa madre Cariclo. Allora Atena gli sfiorò il viso con una mano e lo rese cieco perché aveva visto cose che non doveva vedere. Non proprio inutili furono le suppliche di Cariclo, poiché la dea in cambio della cecità concesse a Tiresia l’arte della profezia e gli donò un bastone di corniolo appoggiandosi al quale Tiresia poteva camminare come quelli che possedevano la vista. (in gr. Tyro) figlia di Salmoneo e Alcidice, si era innamorata del dio fluviale Enipeo. La ragazza vagava lungo le rive e piangendo gli sussurrava dolci parole ma Enipeo la ignorava. Poseidone, per queste cose molto altruista, prese l'aspetto di Enipeo e si unì alla fanciulla. Trascorso il dovuto tempo, Tiro partorì due gemelli: Pelia e Nelia. La fanciulla, per nascondere la sua colpa, abbandonò i due bambini che furono trovati e allevati da un guardiano di cavalli. In seguito Tiro sposò lo zio Creteo col quale generò Amitaone, Fere ed Esone che fu padre di Giasone. figlio del re della Lidia Ati, eroe eponimo dei Tirreni (Etruschi), A seguito di una carestia, si stabilì con parte del popolo
lidio in Italia. Secondo un'altra tradizione, figlio di Eracle e Onfale. Era ritenuto l'inventore della tromba. O Tisamenós o Teisamenós, il vendicatore, figlio di Oreste ed Ermione, re di Sparta, Micene e Argo. Detronizzato dagli Eraclidi, che erano andati alla riconquista del Peloponneso, si rifugiò in Acaia, ma molto probabilmente restò ucciso in battaglia. Considerato uno dei più grandi eroi Spartani. I Titani erano delle divinità antichissime, tanto antiche che presso i Greci non avevano più culto, fatta eccezione per Elio e Crono. I Titani erano figli di Urano e di Gea, erano sei maschi e sei femmine i loro nomi sono: I maschi: Coio, Crio, Crono, Giapeto, Iperione e Oceano; Le femmine: Febe, Mnemosine, Teia, Temi, Teti e Rea. Sposatisi tra di loro da Teia e Iperione nacquero: Elio, Selene ed Eos; da Febe e Coio nacquero: Asteria e Leto; da Rea e Crono nacquero: Demetra, Era, Estia, Ade, Poseidone e Zeus. A sua volta Crono fu spodestato da Zeus, causando così la rivolta dei Titani (Esiodo, Teogonia 617-720) che il giovane dio mitigò con l'aiuto dei Ciclopi e dei Centimani. Come si può notare le geniture a volte sono molto contrastate. Poi, con Uràno giaciuta, generò l'Ocèano profondo, O Titònio, figlio di Laomedonte re di Troia; per la sua bellezza fu rapito e amato da Eos. Dalla loro unione nacque Memnone. Eos volendolo amare per sempre chiese a Zeus l’immortalità (ma si scordò dell’eterna giovinezza) per il suo amato; il sommo dio molto sardonicamente la accontentò senza farsi ripetere più di una volta la richiesta. Titone col passare del tempo invecchiava, e il suo corpo diveniva sempre più decrepito fino a disseccarsi. Era la punizione che Zeus aveva voluto imporre a Eos per avere chiesto l’immortalità per un comune mortale, per saziare la propria voglia di sesso. Alla fine Eos, che era rimasta a lui affezionata, chiese a Zeus di concedere a Titone di potere morire e il dio impietosito lo mutò in una cicala.. Gigante, figlio di Zeus e di Elare figlia di Orcomeno. Secondo una tradizione Leto si stava recando a Pito, quando Tizio la vide fu preso da una grande smania amorosa e tentò di violentarla: la divina Leto invocò l'aiuto dei figli e quelli lo uccisero con le loro infallibili frecce. Tizio viene punito anche nell'Ade, infatti, fu condannato all'eterna immobilità, mentre degli avvoltoi gli rodono il cuore. Ecco poi Tizio, della Terra figlio, Per approfondire il tema Omero, Odissea XI, 576 ss.. Re della Lidia, figlio di Ares e di Teogone. Fu lo sposo di Onfale. Artemide lo fece uccidere da un toro selvaggio, perché all'interno del suo tempio, aveva osato violentare Arippe sua sacerdotessa. La povera e sventurata Arippe, a seguito della violenza subita si uccise impiccandosi. Tmolo fu seppellito sotto il monte che da lui poi prese il nome. In questo luogo vi sorse l'omonima città che fu poi distrutta da un terremoto. Esseri di grande astuzia e di infinità crudeltà. Avevano un terzo occhio sulla nuca ed erano antropofagi. Attiravano i bambini ed i viaggiatori solitari sottoponendoli a delle prove, che in genere venivano superate con degli inganni. Ecco il nome di tre di loro: Pediados, Sfakion e Selinu. Figlio di Anfitrite e di Poseidone, ma c'è chi dice che la madre era Salacia. Uomo nella parte superiore e pesce nella parte inferiore, abitava i mari. Era un abile amatore ed era circondato dalle Nereidi, rivolse le sue attenzioni anche ad Ecate. Come tutte le divinità marine, aveva capacità metamorfica e profetica ed era testimone ai giuramenti. Creatura ambigua, spesso soccorreva ma talvolta era maligno e ostile. E proprio in questa sembianza malevola veniva raffigurato armato di lancia. Si narra che un giorno, mentre le Baccanti si recavano presso la riva del mare per celebrare i rituali, Tritone le aggredì, queste chiamarono in soccorso Dioniso, che lo affrontò e lo sconfisse. Viene dato come probabile educatore di Atena infante. Con la sua Buccina soffiandoci dentro poteva sollevare o placare le tempeste. Figlio di Metanira e di Celeo, re di Eleusi. Fu allevato da Demetra, per riconoscenza verso Celeo che l'aveva bene ospitata nella sua casa quando, durante il suo pellegrinaggio alla ricerca della figlia Persefone, si era presentata sotto l'aspetto d'una povera vecchia. Per ricompensarlo, la dea gli diede un carro guidato da draghi alati, gli insegnò le pratiche dell'agricoltura e gli affidò il frumento, perché dall'alto del cielo lo spargesse su tutta la terra abitata. Un altro mito narrava che quando Trittolemo col suo carro giunse a Patrasso, consegnò i semi di grano al re Eumelo; mentre Trittolemo dormiva, Antea figlio di Eumelo, gli rubò il carro divino e volle provare a seminare lui stesso la terra, ma venne sbalzato e morì. Anche Linco provò qualcosa del genere. Città della Troade, chiamata propriamente Ilio dal nome del suo fondatore, fu teatro della decennale omonima guerra. Secondo la leggenda sarebbe stata fondata da Ilo, figlio di Troo e di Calliroe. Ilo trasferitosi in Frigia, partecipò ai giochi organizzati dal re di quel paese e vinse la gara di lotta. Come premio ebbe in dono cinquanta fanciulli e cinquanta fanciulle; inoltre il re, seguendo il consiglio di un oracolo, gli diede una vacca, dicendogli di fondare una città nel luogo dove la bestia si fosse sdraiata a terra. Ilo seguì l'animale che, arrivato alla collina chiamata Ate Frigia, si sdraiò a terra: qui Ilo costruì la città che chiamò Ilio. Poi pregò Zeus di mandargli un segno, e il giorno appresso davanti alla sua tenda trovò il Palladio, statua a gambe unite che nella mano destra teneva una lancia alzata e nella sinistra una rocca e un fuso. Le sue mura sarebbero state costruite da Apollo e da Poseidone come espiazione per il tentativo di rovesciare Zeus. La rocca di Troia aveva il nome di Pergamo. Tragedia di Euripide che rappresenta una ferma e dura condanna della guerra attraverso la narrazione delle sofferenze patite dalle nobili troiane dopo l'assedio della città. L'ultimo dei cinquanta figli di Priamo. Era destino che Troia non fosse presa finché Troilo vivesse. Achille tese un agguato a Troilo nel tempio di Apollo Timbreo e lo uccise; poco tempo dopo la città fu presa dai Greci. Apollo non perdonò mai ad Achille di avere commesso un sacrilegio nel suo tempio.TÉMENOS (C1)
TEMI (C1)
TEODOMANTE
TEOFANE (C1)
TERAMBO (C1)
TERSANDRO (C1)
TESEO (C1)
TESPIO (C1)
TETI (C1)
Dì, non celarlo in cor; meco il dividi.
(Iliade I).
E saputo il fatto subito va sull'Olimpo da Zeus:
Innanzi a lui
la Dea s'assise; colla manca strinse
le divine ginocchia; e colla destra
molcendo il mento, e supplicando, disse:
- Giove padre, se d'opre e di parole
giovevole fra' numi unqua ti fui,
un mio voto adempisci.THANATOS o TÀNATO (C1)
negra, la Morte, il Sonno, fu madre alla stirpe dei Sogni
(né con alcuno giacque per dar loro vita, l'Ombrosa (Esiodo Teogonia).THIASOS (C1)
TICHE o TYCHE (C1)
TIFONE (C1)
cento gagliarde mani, disposte ad ogni opera, e cento
infaticabili piedi di Nume gagliardo; e di serpe
aveva cento capi, d'orribile drago, e vibrava
cento livide lingue da tutte le orribili teste,
sotto le sopracciglia di fuoco: brillavano gli occhi,
ardevan fiamme , quando guardava, da tutte le teste.
E avevan tutte quante favella le orribili teste,
voci emettevan meravigliose, di tutte le specie.
Ora parlavan sí da intenderle i Numi: muggiti
alti mandavan poi di tauro, d'immenso vigore,
di fiera voce; poi di leone dall'animo crudo;
poscia sembravan guaiti di cuccioli, e a udirli stupivi:
eran boati poi, n'echeggiavano l'alpi sublimi. TIIA o THYIE (C1)
TIMÈTE (C1)
Il primo fu Timete
a dir ch'entro le mura, e ne la ròcca
quindi si conducesse, o froda, o fato
che ciò fosse de' miseri Troiani (Virgilio, Eneide II)TINDAREO o TINDARO(C1)
TIONÈO (C1)
TIRESIA (C1)
TIRO (C1)
TIRRÈNO C1
TISÀMENO (C1)
TITANI (C1)
e Coio, Crio, Giapèto, Mnemòsine, Tèmide, Rea,
Iperïone, Tea, l'amabile Tètide, e Febe
dalla ghirlanda d'oro. Dopo essi, il fortissimo Crono
venne alla luce, di scaltro consiglio, fra tutti i figliuoli
il piú tremendo; e d'ira terribile ardea contro il padre (Esiodo, Teogonia).TITONE (C1)
TIZIO (C1)
Che sforzar non temé l'alma di Giove
Sposa, Latona, che volgeasi a Pito
Per le ridenti Panopèe campagne.TMÒLO (C1)
TRIAMATI o TRIOMATI (C1)
TRITONE (C1)
TRITTÒLEMO (C1)
TROIA (C1)
TROIANE (LE) (C1)
TROILO (C1)