Figlio di Oceano e di Teti. Uccise il fratello Ismeno durante una disputa nata per il possesso della sorella Melia.
Sarebbe diventato così il primo fratricida.
Di origini molto oscure, erano i servitori della Grande Madre Cibele. Identificati o confusi con i Coribanti o Cureti. Furono adorati dai fenici, egizi, greci e romani, erano ritenuti divinità sotterranee. In loro onore si festeggiavano le Cabirie. Erano considerati i protettori dei marinai che li invocavano chiamandoli Megaloi theoi, mentre i romani li chiamavano Dii magni potentes valentes, sull'isola di Lemno, erano chiamati Haphaistoi
Era un Genio malefico.
Figlio del re fenicio Agenore di Sidone e di Telefassa, era fratello di Europa, la fanciulla rapita da Zeus in forma di toro.
Fondò il primo nucleo di Tebe e sposò Armonia, dalla quale ebbe le sfortunate figlie Autonoe, Ino, Agave e Semele. Verso la fine della loro vita Cadmo e Armonia sparirono misteriosamente da Tebe lasciando il trono al nipote Penteo.
Si riteneva che Cadmo avesse introdotto in Grecia dalla Fenicia l'alfabeto. Mentre Cadmo cercava per tutta la Grecia la sorella Europa, rapita da Zeus in sembianza di toro, l'oracolo di Delfi gli impose di seguire una vacca che portava su entrambi i fianchi il disegno bianco della luna piena: sul terreno in cui essa per la prima volta avesse poggiato la testa, là Cadmo avrebbe edificato la sua città, Cadmea, nucleo della futura Tebe.
La bestia lo guidò passo passo fino a una terra che da allora venne chiamata Beozia, il paese della vacca, e quando, sfinita dalla stanchezza, si adagiò sul fianco poggiando il muso sull'erba, Cadmo capì che l'oracolo si era compiuto e volle offrire la giovenca in sacrificio ad Atena.
Ma per attingere l'acqua lustrale dovette combattere contro il drago, figlio del dio Ares, che custodiva la fonte Areia e riuscì a ucciderlo armato non di spada né di lancia, ma impugnando semplicemente una pietra.
Poi seminò i denti del drago e, immediatamente, dalla terra uscirono uomini armati, gli Sparti ossia gli Uomini Seminati, che Cadmo debellò astutamente lanciando loro dei sassi.
Convinti di essere stati colpiti dai loro stessi compagni, gli Sparti si avventarono l'uno contro l'altro, uccidendosi a vicenda finché solo cinque di essi rimasero in vita.
Cadmo uomo senza armi, aveva creato il nucleo di un popolo guerriero famoso in età classica per la sua tecnica militare.
Cadmo per espiare la pena per quelli che aveva ucciso, dovette servire Ares per un Grande Anno, (otto anni). Passato il periodo di servitù, Atena gli diede il regno del paese, e Zeus gli diede in sposa Armonia, figlia di Ares e Afrodite.
Tutti gli dèi scesero sulla terra a festeggiare nella Cadmea, le nozze di Cadmo e Armonia, Cadmo le regalò un peplo e una collana lavorata da Efesto.
La storia da questo momento in poi diviene parecchio articolata quindi mi limiterò a riferire della loro fine: Cadmo a seguito svariate controversie diventò re degli Illiri, ed ebbe un figlio di nome Illirio. Poi, insieme ad Armonia, Cadmo si trasformò in serpente, e insieme vennero mandati da Zeus nei Campi Elisi.
Per la trasformazione di Cadmo e Armonia in serpenti, Apollonio Rodio, Argonautiche 4, 516 ss.; Ovidio, Metamorfosi IV, 563 ss. ; Igino, Favole 6.
Nome di due venti figli di Bòrea (Aquilone per i romani) e di Orìzia (o Oritia).
Si dice che avessero la testa e i piedi forniti di ali e i capelli azzurri, e sfrecciassero nell'aria.
Furono loro a mettere in fuga dalla Tracia le tre Arpie Aello, Celeno e Ocipete, figlie di Taumante e Ozomene, cacciandole via da Fineo, all'epoca in cui gli Argonauti di Giasone stavano muovendo verso la Colchide.
Era destino che le Arpie morissero per mano dei figli di Borea; ma anche per i due giovani quello era il giorno fatale, perché sarebbero morti senza riuscire a prenderle.
Secondo Acusilao, invece, essi furono uccisi da Eracle a Tino, mentre tornavano dai funerali di Pelia.
I due fratelli furono poi mutati dagli dèi in venti. Eracle non aveva perdonato ai due giovani di aver consigliato agli Argonauti di abbandonarlo in Misia, quando si staccò dai compagni per cercare lo scomparso Ila.
Dopo averli uccisi innalzò sui loro corpi due lapidi, di cui una vibra al soffio del vento del nord, Borea appunto, il padre dei ragazzi.
Miceneo figlio di Testore, fu un grande indovino (così come il padre) e sacerdote di Apollo.
Accompagnò il suo popolo all'assedio di Troia.
Poiché Afrodite era ostile ad Agamennone, predisse che i venti sarebbero stati contrari finché per placare la dea non si fosse sacrificata Ifigenia figlia di Agamennone.
Predisse anche che la guerra sarebbe durata 10 anni, i segni della predizione furono i seguenti: quando l'esercito stazionava in Aulide, durante un sacrificio ad Apollo un serpente usci fuori dall'altare e si diresse verso un platano lì vicino, dove c'era un nido con otto piccoli passeri e la loro madre: il serpente li divorò e fu trasformato in pietra.
Calcante disse che quello era un segno della volontà di Zeus: sarebbero passati nove anni, e solo al decimo i Greci avrebbero preso Troia.
La sua profezia infatti si avverò (Apollodoro, Biblioteca, Epitome, 3).
Dopo la presa di Troia andò a Colofone, dove secondo Apollodoro (Biblioteca -Epitome) Calcante morì e fu sepolto: era suo destino morire, infatti, se avesse incontrato un indovino più sapiente di lui.
Ricevuti ospiti dal vate Mopso, che era figlio di Apollo e Manto, lui e Calcante avevano fatto una sfida di arte divinatoria.
Calcante vide una pianta di fichi, e chiese a Mopso: "Quanti fichi porta questa pianta?"; Mopso rispose: "Diecimila più un medimno, e poi ne rimane ancora uno" ed era esatto.
Mopso vide una scrofa gravida, e chiese a Calcante quanti porcellini aveva in pancia e quando si sarebbe sgravata: "Otto" rispose Calcante.
Ma Mopso sorrise e disse: "L'arte profetica di Calcante è tutto il contrario dell'esattezza.
Io, che sono figlio di Apollo e Manto, e assai ricco di quella vista acuta che si accompagna all'esatta divinazione, dico, diversamente da Calcante, che i porcellini in pancia sono nove, e tutti maschi, e verranno partoriti senza ombra di dubbio domani all'ora sesta".
Così avvenne, Calcante morì per lo scoramento e venne sepolto a Nozio.
Fu uno dei più sentiti consigliere di Agamennone.
Località dell'Etolia, famosa per il seguente fatto: Enèo re di Calidone, fu il primo a ricevere da Dioniso una pianta di vite.
Venuto il tempo di sacrificare agli dèi le primizie annuali del raccolto, Eneo compi i riti in onore di tutte le divinità ma si dimenticò della sola Artemide. Infuriata, la dea mandò un cinghiale enorme e fortissimo, che devastava la campagna e uccideva tutte le bestie e le persone che incontrava sulla sua strada. Enèo per finire questo flagello organizzò una battuta di caccia, invitando i più famosi eroi tra cui Meleagro ed Atalanta.
A titolo di cronaca (da Apollodoro - Biblioteca I, 8) ecco i nomi e la provenienza dei partecipanti alla caccia: Meleagro, figlio di Eneo, e Driante, figlio di Ares, venuti da Calidone stessa; Ida e Linceo, figli di Afareo, venuti da Messene; Castore e Polluce, figli di Zeus e Leda, venuti da Lacedemone; Teseo, figlio di Egeo, da Atene; Admeto, figlio di Ferete, da Fere; Anceo e Cefeo, figli di Licurgo, dall'Arcadia; Giasone, figlio di Esone, da Iolco; Ificle, figlio di Anfitrione, da Tebe; Piritoo, figlio di Issione, da Larissa; Peleo, figlio di Eaco, da Ftia; Telamone, figlio di Eaco, da Salamina; Euritione, figlio di Attore, da Ftia; Atalanta, figlia di Scheneo, dall'Arcadia; Anfiarao, figlio di Oicleo, da Argo.
Insieme a loro vennero anche i figli di Testio.
La caccia al cinghiale di Calidone causò molte vittime.
Atalanta riuscì per prima a scoccare una freccia e a colpire l'animale dietro l'orecchio ed infine Meleagro lo finì.
La dea del morso, epiteto di Atena. Quando la dea aiutò Bellerofonte apparendogli in sogno con delle briglie e un morso in mano gli fece vedere il modo di uso.
Un'altra versione narra che la stessa Atena abbia consegnato a Bellerofonte il cavallo dopo averlo domato e messo in bocca il morso chalinos, da qui Calinitide.
Figlia di Oceano e di Teti, abitava in una grotta nell'isola di Ogigia. Trattenne presso sè l'eroe ulisse per sette anni ed invano gli offerse l'immortalità purché rimanesse con lei, ma il richiamo dell'amata Itaca e della dolce Penelope prevalse sull'allettante offerta di immortalità.
Calipso rilasciò l'eroe dietro comando di Zeus.
Ulisse e Calipso, ebbero il figlio Latino.
Una curiosità: Omero non cita alcun figlio dei due.
Anche una delle Oceanine aveva questo nome.
Una delle nove Muse. Presiedeva alla poesia epica e all'elegia.
Era rappresentata giovane e bella, coronata d'alloro e nell'atto di scrivere con lo stilo su tavolette cerate, oppure di svolgere un rotolo di pergamena.
Il nome significa: dalla bella voce. Figlia di Zeus e di Mnemosine, dea della memoria.
Era figlia del dio Achelòo, e moglie di Alcmeóne. Quando le fu ucciso il marito dai fratelli della prima moglie, chiese od ottenne dagli dèi che i suoi due figlioletti divenissero immediatamente adulti per vendicare la morte del padre, come fecero.
Altra Callìroe, era una ragazza di Calidone, della quale si era invaghito Coréso, sacerdote di Bacco.
Siccome ella si rifiutava di amarlo, Coréso pregò Bacco perché lo vendicasse, il dio allora fece perdere il senno ai Calidonesi. Interrogato l'Oracolo egli rispose loro che per recuperare il senno dovevano sacrificare a Bacco Callìroe, o chiunque fosse disposto a morire al posto di lei, e siccome non ci fu nessuno disposto a prenderne il posto la ragazza fu portata all'altare, dove Coréso gran sacerdote, vedendola tutta coperta di fiori, invece di colpire lei, si ficcò il coltello nel petto e morì.
Callìroe mossa a pietà di lui, allora si immolò per placare l'ombra di Coréso.
(però questi greci sono di un melodramma che di più non si può).
Ninfe che ad Olimpia accudivano al callistefano, l'ulivo dal quale venivano tratti i rami per costruire le corone (stephanoi) che erano offerte ai vincitori dei giochi olimpici.
Figlia di Licaone e progenitrice degli Arcadi. Callisto il cui nome significa bellissima era sempre al seguito della dea Artemide e come alla dea era restia a parlare d'amore.
Zeus che se n'era infatuato fu costretto a ricorrere ad un travestimento dal duplice scopo: non farsi scoprire dalla gelosissima Era ed ingannare la dolce Callisto, quindi le si avvicinò nelle vesti di Artemide. La ragazza non trovò niente di strano che la dea la accarezzasse, ma quando Zeus passò al sodo era troppo tardi per poter sfuggire.
Dopo qualche tempo, le conseguenze diventarono visibili e Artemide, indignata scacciò la povera Callisto che si mise a vagare senza meta per i boschi, finché non partorì un bimbo, Arcade.
Era scoperto l'ennesimo tradimento del marito se la prese con Callisto e la mutò in orsa, lasciandole però la mente umana. Passati degli anni, Arcade, che, ormai era giovanotto, un giorno mentre era a caccia vede un'orsa (l'orsa che era sua madre) e mentre stava per ucciderla, Zeus trasformò: Callisto nella costellazione dell'Orsa Maggiore (che non tramonta mai in quanto Teti le impedisce di immergersi nel mare) e Arcade nella costellazione di Boote.
Ed ecco come dei versi cretici descrivono la costellazione dell'orsa:
E tu, nata dalla mutata ninfa Licaonide
e rapita dalle cime dell'Arcadia,
a cui Teti vieta di immergersi nel gelido Oceano,
perché osasti giacere con lo sposo della sua figlia
di latte.
Antico nome del promontorio roccioso all'estremità SE della Spagna, che con il monte africano di Abila, che sorge sulla sponda opposta formava le Colonne d'Ercole.
La leggenda dice che i due monti ne facessero uno solo ed Eracle lo divise per fare comunicare il Mediterraneo con l'Atlantico.
Figlia di Èolo ed amante del proprio fratello Macarìo. Ebbe un figlio che affidò alla nutrice perché lo facesse sparire, ma le grida del bimbo richiamarono l'attenzione di Èolo che indignato coi figli, fece divorare il piccolo ai cani e diede un pugnale a Canàce perché si uccidesse con le proprie mani onde evitargli di macchiarsi di parricidio.
La figlia di Eolo invia al figlio di Eolo quel bene ch'ella non ha e parole scritte con un'arma in pugno. Se tuttavia qualche parola sarà resa illeggibile da macchie scure, sarà perché il sangue della sua autrice avrà imbrattato il breve scritto. La mia destra tiene la penna, l'altra mano impugna una spada ed il foglio, spiegato, ricade sul mio grembo. Questo è il ritratto della figlia di Eolo, che scrive al fratello; così credo di poter piacere al padre inesorabile (Ovidio, Eroidi XI).
Macarìo scappò a Delfi dove si fece sacerdote di Apollo.
Per approfondimenti, Ovidio, Eroidi - Canace a Macareo.
Ad Atene erano le giovani vergini che portavano sulla testa la cesta che conteneva le offerte propiziatorie, le vesti e gli arredi sacri, nelle feste religiose.
Era un timoniere si Menelao, che all'arrivo di questi in Egitto, per il morso di un serpente marino, passò dal sonno alla morte.
In suo onore venne edificata la città omonima, posizionata a nord-est di Alessandria.
Lo spazio immenso, l'abisso vuoto che secondo le antiche cosmologie esisteva prima della creazione del mondo e dal quale nacquero gli dèi. Il concetto del Caos e delle divinità che lo separano è comune in molti popoli.
Questo disordine era in ogni caso una divinità capace di generare e da essa nacquero inizialmente delle divinità oscure, malevoli, capricciose e chi più ne ha più ne metta.
Ecco la prima lista delle nascite: Il Destino o Fato dai voleri imperscrutabili chiamato anche col nome di Ananke era una divinità ora benigna e ora ostile, in ogni modo divinità potentissima ed inesorabile alla quale tutti gli altri dèi dovevano sottomettersi e ubbidire.
Niente e nessuno poteva cambiare ciò che egli aveva stabilito.
Dal Caos nacquero l'Erebo, una specie di abisso senza fondo fatto di tenebre; la Notte, buia e misteriosa che dava però riposo e portava buoni consigli; le Moire, ministre del Destino e figlie dell'Erebo e della Notte; inoltre la Discordia, la Vecchiaia, la Morte, il Sonno, il Biasimo, la Pena, Cere, i Sogni, Nemesi, l'Inganno, la Brama, la Rissa, il Travaglio, l'Oblio, la Fame e... e non continuo oltre perché questa lunga lista già mette angoscia ai miei pensieri. Quindi vedrò di toglierla scrivendo il nome delle buone divinità venute dal Caos: la Concordia, l'Amore o Eros, il Giorno, Urano (il cielo) e Gea (la terra).
A questo punto, per virtù dell'Amore le varie divinità iniziarono ad armonizzare ed acquisire delle personalità più clementi quindi il Caos da miscuglio indescrivibile ed inestricabile incomincia a delinearsi nell'Universo e quindi nell'ordine.
Uno dei sette capi che assediarono Tebe. Figlio d'Ipponoo e di Astinome, marito di Evadne, salì sulle mura di Tebe assediata e giurò temerariamente che neppure Zeus l'avrebbe fatto retrocedere.
Egli si era vantato di espugnare Tebe anche se l'avessero difesa gli dèi, e sulle mura della città osò offendere Zeus dicendo che i fulmini del dio gli sembravano i raggi del sole a mezzogiorno. Zeus, sdegnato, lo fulminò, allora tutto l'esercito assediante si ritirò disordinatamente.
Evadne si fece bruciare viva insieme al cadavere di Capanèo Dante lo colloca nell'Inferno (canto XIV) rendendolo il simbolo dell'uomo anarchico che, contro ogni evidenza, vuole vivere e agire indipendentemente da Dio.
Fu uno dei sette condottieri che mossero guerra a Tebe.
Gli altri comandanti erano: Adrasto, figlio di Talao; Anfiarao, figlio di Oicleo; Ippomedonte, figlio di Aristomaco, o di Talao secondo alcuni; questi erano di Argo.
Di Tebe invece Polinice, figlio di Edipo; Tideo, figlio di Eneo, era dell'Etolia; Partenopeo, figlio di Melanione, era dell'Arcadia. Alcuni non comprendono nell'elenco dei sette Tideo e Polinice, e vi aggiungono invece Eteoclo, figlio di Ifi, e Mecisteo.
Per approfondimenti: Eschilo, I sette contro Tebe 423 ss.; Euripide, Le Fenicie 1172 ss. e Le supplici 496 ss..
Una delle amanti di Dioniso, alla sua morte il dio la mutò in una pianta di noce.
Una curiosità sta nel fatto che le Cariatidi prendono il nome da questa ninfa; infatti la sua morte fu annunciata ai Laconi da Artemide.
Essendo Caria figlia del re, i sudditi innalzarono un tempio a Artemide Cariatide con delle colonne a forma di donna, appunto le Cariatidi.
Figlia di Posidone e di Gea. Mostro rapace, rubò a Eracle una mandria di buoi e Zeus la punì fulminandola e facendola cadere nel Mediterraneo, di fronte a Scilla; qui rimase sotto forma di grande scoglio, pericoloso per i naviganti.
Omero immaginò che questo scoglio inghiottisse tre volte al giorno le onde dello stretto che separa la Sicilia dalla costa italica, e tre volte le vomitasse.
Per evitare lo scoglio o i vortici di Cariddi, i naviganti dovevano avvicinarsi a quello di Scilla. Rappresentava i pericoli della navigazione nello stretto di Messina.
Fondatore della città di Megara.
Divinità, figlie di Zeus e di Eurinome, o di Zeus e di Era, chiamate dagli antichi romani Grazie, poiché riferite a tre personificazioni della bellezza armoniosa e della grazia femminile, Eufrosine la Gioia, Aglaia lo Splendore, Talìa la Floridezza; esse seguivano Afrodite ed erano compagne delle Muse.
Nelle illustrazioni, sono rappresentate allacciate per mano tra di loro, generalmente nude.
Gli ateniesi, invece, veneravano due sole Càriti, Auxo (colei che favorisce la crescita) ed Egemone (colei che guida).
A Sparta ne erano conosciute solo due: Cleta e Faenna.
Non hanno occupato molto spazio nella mitologia e sono delle astratte personificazioni della bellezza, della gentilezza e dell'amicizia.
Il mito narra che Minosse stava sacrificando in quella località, quando gli fu comunicata la morte del figlio Androgeo. Minosse alla notizia si strappò la ghirlanda dalla testa, scacciò i suonatori di flauto, e terminò comunque il sacrificio.
Una curiosità: a Paro, i sacrifici in onore delle Cariti venivano celebrati senza il suono di flauti e senza fiori.
Figlio di Erebo e della Notte, traghettava le anime dei defunti attraverso l'Acheronte nel Tartaro. Sulla barca di Caronte potevano salire solo coloro che erano stati seppelliti (a questo proposito è bene leggere il mito di Sisifo) e dovevano pagare un obolo, moneta alla portata di tutte le tasche (oggi se non si fa attenzione a dove si va, non occorre nemmeno un obolo per finire all'aldilà).
Da tale leggenda derivò l'usanza degli antichi Greci di porre una moneta nella bocca dei cadaveri. Ne erano esentati gli abitanti di Ermione in quanto vi ritrovava la via più breve per accedere all'Ade. Pare che Eracle usò tale via per trascinare Cerbero fuori dall'Ade.
Era una delle Ore.
Il concetto della Luna e del Sole come carri. Gli antichi immaginavano che questi corpi celesti erano dei carri che volavano nel firmamento.
L'idea del carro del sole e della luna si ritrova nella cosmogonia di molti popoli, quali: Egizi, indiani d'America, germanici, Indiani, Israeliti, Greci, Romani ecc.
In Omero Cassandra è solamente «la più bella tra le figlie di Priamo e di Ecuba». Di Cassandra si innamorò Apollo, che per avere le sue grazie promise di insegnarle l'arte della profezia; così Cassandra imparò la mantica, ma venne meno ai patti (Eschilo, Agamennone, 1202-1212; Apollodoro, III, 12, 5).
Pare che il dio abbia tolto la credibilità a Cassandra sputando nella sua bocca. Stranamente anche l'indovino Poliido con quest'atto privò il suo allievo Glauco dell'arte divinatoria che gli aveva appena insegnato.
C'è una seconda versione su come Cassandra ebbe il dono della profezia, ed è narrata dallo scoliaste a Omero, Iliade VII, 44, Priamo e Ecuba avevano dato una festa nel tempio di Apollo Timbreo, e durante la notte Eleno e Cassandra furono dimenticati nel santuario. Al mattino quando i bambini furono ritrovati, con loro c'erano due serpenti che li leccavano sul volto. Alle grida dei soccorritori i serpenti sparirono, ma da quel giorno Eleno e Cassandra ebbero il dono della profezia.
Cassandra fu stuprata da Aiace locrese che le fece violenza nella notte fatale di Troia, quando la povera fanciulla si era rifugiata supplice presso il tempio di Atena e si teneva abbracciata alla statua.
In seguito a questo l'assemblea degli Achei aveva deciso di condannarlo a morte per lapidazione, in modo da espiare il sacrilegio che minacciava l'intera comunità, ma Aiace aveva evitato la morte correndo a rifugiarsi presso l'altare della stessa Atena.
Si raccontava che davanti a quell'orrore la statua di Atena avesse voltato gli occhi al cielo.
Previde i lutti di Troia e la rovina di tutti i suoi abitanti. Fu assegnata ad Agamennone, il quale la condusse a Micene, dove fu uccisa con lui da Egisto Clitemnestra.
Il suo nome designa, per antonomasia, chi prevede sventure (in parole povere la Jettatrice).
Moglie di Cefeo re di Etiopia. Offese Poseidone, dichiarandosi più bella delle Nereidi. Per lavare l'onta dell'offesa Poseidone inviò un mostro marino a devastare la regione.
L'oracolo vaticinò che solo il sacrificio di Andromeda figlia di Cassiopea, avrebbe placato il mostro. Così la ragazza venne legata a uno scoglio e, fortunatamente, fu liberata da Perseo.
Alla sua morte fu dato il nome di Cassiopea all' omonima costellazione.
Anche la moglie di Epafo aveva questo nome.
Fontana di Delfi le cui acque davano virtù profetiche alle sacerdotesse di Apollo.
Ninfa mutata da Apollo in fonte. Le sue acque avevano la proprietà di ispirare il genio della poesia a chi ne bevesse, o che ne ascoltasse il mormorio.
Posta sul monte Parnaso, non lontano dal santuario di Apollo, a Delfi. Era sacra al dio e alle Muse.
Chi si recava a Delfi per ottenere oracoli dalla Pizia, doveva prima purificarsi nelle sue acque.
Uno dei due Dioscuri, fratello di Polideuce Polluce, figlio di Zeus e di Leda.
Ha tale nome anche una stella di seconda grandezza, nella costellazione dei Gemelli.
Uno dei centauri. Gli altri erano: Ànico, Arnèo, Càutra, Chirone, Eurìto, Fòlo, Grinèo, Lìcida, Medòne, Pisènore e Roèto.
Era un vento, raffigurato come un vecchio barbuto, malvestito e con in mano un vaso pieno d'acqua (perché apportatore di piogge), in atto di versarla.
Soffiava da Nord-Ovest.
Padre di Astèrope (sposa di Esaco) e della ninfa Enòne (sposa di Paride). Era un dio fluviale della Frigia.
1) Uno dei Giganti che fecero guerra a Zeus.
2) Uno dei figli di Priamo.
Fratellastro di Trittolemo (figlio di Raro), si credeva che Cercione fosse figlio di Poseidone e della figlia di Anfizione. Cercione (il caudato= dotato di coda) era dotato di una forza immane e per tale motivo costringeva i viandanti a battersi con lui massacrandoli, fu ucciso per mano di Teseo.
Ebbe una figlia bellissima Alope (la volpe), da lui fatta murare viva e mutata in una sorgente da Poseidone.
Figlio della Terra, mezzo uomo e mezzo serpente, fu ritenuto il fondatore di Atene.
Fu Cècrope ad introdurre la monogamia e la sepoltura dei morti.
Votò a favore di Atena nella disputa fra la dea e Poseidone per chi avrebbe dato il dono più utile e di conseguenza il proprio nome alla futura Atene.
Atena creò l'ulivo e Poseidone il cavallo. Vinse Atena.
Cècrope aveva costruito l'Acropoli, per questo detta anche Cecròpia ed anche l'intera regione fu chiamata Cecròpia, prima si chiamava Acte. Introdusse il culto di Zeus e di Atena. Alla sua morte il regno passò a Cranao (anche lui nato dalla Terra).
Costui ebbe tre figlie, Cranae, Cranecine e Attica; Attica morì ancora fanciulla, e Cranao chiamò Attica l'intera regione.
Figlio di Efesto e di Prenèsta. Da adulto si mise a compiere furti e rapine e col ricavato dei suoi illeciti fondò la città di Prenèste.
Era il Ciclòpe che si offerse di accompagnare Orione, quando questi divenne cieco.
Nipote di Eolo e figlio di Diomeda e di Deione re della Focide o di Ermes e di Erse. Cefalo aveva sposato Procri figlia di Eretteo, i due vissero inizialmente innamoratissimi l'uno dell'altro.
Una mattina mentre Cefalo stava cacciando, lo vide Eos e lo rapì, volendolo fare suo, ma il giovane, innamorato com'era della moglie, rifiutò le offerte amorose della dea. Eos allora insinuò il dubbio nel cuore del giovane, dicendo che Procri lo avrebbe tradito se le fosse stato offerto un bel regalo e siccome Cefalo ribatteva, Eos lo mutò in un'altra persona (un certo Pteleone) in modo che Procri non potesse riconoscerlo. Così mutato si recò da Procri con un diadema d'oro e altri gioielli, proponendoglieli in cambio dei suoi favori. Procri accettò, e Cefalo sdegnato abbandonò la moglie e tornò senza rimorsi da Eos che lo attendeva in Siria. Dalla loro unione nacque Fetonte che fu adottato da Afrodite.
Procri delusa, per dimenticare, si mise a viaggiare e un giorno approdò a Creta da Minosse. Questi soffriva di non avere figli, infatti eiaculava serpenti, scorpioni e scolopendre, e tutte le donne alle quali si univa morivano. Procri gli promise di aiutarlo insegnandogli come averne. Per far procreare Minosse, Procri inventò questo accorgimento: introduceva una vescica di capra nel sesso di una donna, Minosse emetteva i serpenti nella vescica poi passava a Pasifae, che come figlia del sole era immortale, e si univa a lei. Minosse contento del risultato gli regalò una freccia e il cane Lelapo che non mancavano mai una preda. Erano stati regali di Artemide a Minosse.
Cambiato nome in Pterela prese le sembianze di un ragazzo e ritornò ad Atene dove incontrò Cefalo. Questi, viste le proprietà del cane e della freccia, gli offrì una grossa quantità di argento in cambio. Procri rispose che era disposta a separarsi da quei doni in cambio di una notte d'amore, ovviamente Cefalo non ci pensò due volte e a letto Procri si fece riconoscere come sua moglie. Così i due si riconciliarono e Cefalo fu entusiasta dei doni.
Artemide vedendo che i suoi doni servivano da richiamo per amori da piazza, volle vendicarsi ed insinuò nel cuore di Procri il sospetto che Cefalo uscendo all'alba non lo facesse per andare a caccia ma per incontrarsi ancora con la dea Eos.
Così una mattina lo seguì, Cefalo udendo dei rumori venire dai cespugli e credendo si trattasse di selvaggina scagliò la freccia infallibile che colpì Procri.
Condannato all'esilio per l' omicidio della moglie Cefalo andò a Tebe dal re Anfitrione al quale rese vari servigi, questi lo compensò dandogli l'isola di Cefalonia così chiamata in suo onore. In preda al rimorso un giorno si gettò in mare da una scogliera.
..."Questo giavellotto, o figlio di una dea, chi lo crederebbe?, mi fa e mi farà piangere a lungo, se a lungo di vivere mi concede il destino: morte ha inflitto alla mia amata sposa e a me con lei. Oh, non mi fosse mai stato donato!... ...e per l'amore che ti porto anche ora che muoio, ed è causa della mia morte, ti scongiuro, t'imploro: non permettere ad Aura di prendere il mio posto!". Così mi disse, e solo allora compresi che si trattava di un malinteso. Glielo spiegai, ma a che serviva spiegare? Vien meno, e col sangue fuggono via le sue ultime forze. Finché poté guardare, guarda me, e nelle mie braccia, sulle mie labbra esala la sua anima infelice. Ma sembra morir tranquilla, col volto più sereno"...(Ovidio, Metamorfosi VII, 670 e ss.)
Curiosità: Cefalo viene dato anche come figlio di Ermes e di Erse. Cefalo secondo il mito fu rapito da Eos con la quale ebbe il figlio Titono.
Titono è il padre dell'eroe Memnone figlio di Eos.
Figlio di Aleo e Cleobule e re di Tegèa, fu nipote di Licurgo. Padre di Andromeda e sposo di Cassiopea.
Diede la propria figlia Àuge in sposa ad Eracle e lo aiutò nella guerra contro i Lacedèmoni, purtroppo durante la battaglia, morirono sia lui che tutti i suoi figli ( morì anche Ificle, fratello di Eracle).
Fu uno degli Argonauti. Alla sua morte fu mutato dagli dèi in astro. Altri personaggi minori ebbero lo stesso nome.
1) Cèfiso o Cefisso, nome di tre fiumi della Grecia Il Cefiso dell'Attica attraversa la pianura di Atene e sfocia nella Baia del Falero, il Cefiso della Beozia oggi Mavroneri sorge dal Parnaso e si versa nel Lago Copaide; anche nel Peloponneso esiste un piccolo corso d'acqua che porta questo nome.
2) Divinità fluviale a cui gli Olimpi diedero il compito di arbitro nella contesa tra Era e Poseidone per l'assegnazione della signoria sull'Argolide.
Viene citato da Igino e Ovidio come padre di Narciso, generato con Liriope.
Il mito di Ceice è un pochino controverso, in quanto secondo Apollodoro, Ceice era figlio di Eosforo (stella del mattino) e marito di Alcione (figlia di Eolo e di Egiale), furono rovinati dalla loro empia insolenza: lui infatti andava dicendo di avere come sposa Era, e lei che suo marito era Zeus. Questo fatto non era gradito agli Olimpi, che per punirli del sacrilego paragone un giorno mentre Cèice a bordo di una nave stava andando a consultare l'Oracolo, gli mandarono contro una furiosa tempesta. Nel naufragio Cèice perse la vita e il suo spirito apparve ad Alcione che era rimasta a Trachine. Dal dolore Alcione si buttò a mare e proprio allora Zeus li trasformò in uccelli, lei in alcione e lui in folaga (kèyx) (Apollodoro, Biblioteca I, 7). Igino invece narra che: Ceice, figlio di Espero o Lucifero (altri nomi di eosforo) e di Filonide, morì in un naufragio. Allora la sposa Alcione, figlia di Eolo e di Egiale, si gettò in mare per amore. Gli dèi, presi da pietà, trasformarono entrambi in quegli uccelli che vengono chiamati alcioni (Metamorfosi, 65). Meravigliosamente poetica è la versione narrata da Ovidio nell'undicesimo libro delle Metamorfosi.
1) Una delle Arpie che a Salmidesso insozzavano la tavola di Fineo. Incontrata da Enea alle isole Strofadi, gli predisse difficoltà e dolori.
2) Una delle Pleiadi che si concesse a Poseidone che la rese madre di Lico e di Nitteo.
Ninfa amata da Eracle.
Figlio di Eracle e della ninfa Cèltina.
Figlia di Elato, era la fanciulla più bella della Tessaglia, aveva una miriade di pretendenti e puntualmente li rifiutava tutti. Un giorno mentre passeggiava lungo la spiaggia, venne violentata da Poseidone (molto affidabili questi dèi). Soddisfatto che ebbe le sue voglie il dio in un attacco di generosità le disse:"Qualunque tuo desiderio, stai tranquilla, sarà esaudito: scegli cosa vuoi". Anche questo si raccontava. E Ceni: "L'oltraggio che ho patito mi fa scegliere il massimo: che mai più debba subire tale affronto. Fa' che non sia più femmina e mi avrai dato tutto". Le ultime parole lei le pronunciò con un tono grave, con voce che poteva sembrare d'uomo, come ormai era. Il dio degli abissi marini aveva acconsentito al suo desiderio, e in più le aveva concesso d'esser uomo immune da ferita e che mai potesse soccombere a un'arma (Ovidio, Metamorfosi XII, 459 e ss.).
Così mutata in uomo e invulnerabile partecipò alla guerra fra Centauri e Làpiti alleato a quest'ultimi. I Centauri non riuscendo ad ucciderlo dato che era invulnerabile lo catturarono e lo seppellirono vivo sotto una catasta di grossi tronchi. Cenèo venne allora trasformato in uccello. Secondo un'altra tradizione, Ceneo, inorgoglito della sua nuova natura di uomo invulnerabile, piantò la sua lancia nella pubblica piazza, e pretese che le venissero resi onori divini. Zeus allora istigò i Centauri contro di lui, e questi lo uccisero.
Erano per metà uomini (dalla cintola in su) e per metà cavalli; abitavano sul monte Pelio, nella Tessaglia. Famosi Chirone, maestro d'Achille, Folo e Nesso, personaggi del mito di Eracle. Alle nozze di Piritoo e Ippodamia i centauri vennero a rissa coi Lapiti che ne fecero strage.
I superstiti si rifugiarono sul Pindo. Numerose nell'arte antica le raffigurazioni di centauri in statue e bassorilievi. Virgilio mette alcuni centauri all'ingresso dell'Ade. Erano litigiosi, sensuali, senza limiti nel godimento di donne e bevevano vino a fiumi.
Il loro progenitore fu Issione, il primo assassino. Issione dopo tanto tempo chiese agli dèi il perdono delle sue pene, Zeus volle perdonarlo e nella sua magnanimità lo invitò alla mensa degli dèi.
Ma Issione, che era un essere malvagio, osò insidiare Era per farle delle proposte oscene. Zeus volle metterlo alla prova per vedere fin dove arrivavano le sue brame, allora diede le forme di Era ad una nuvola (Nefele).
Issione sfogò le sue voglie su quella nuvola che partorì il primo Centauro (era ancora totalmente umano), che si accoppiò con delle puledre che partorirono degli esseri metà uomo e metà cavallo.
Questi esseri erano dominati da Chirone che sebbene fosse un Centauro, era mentalmente diverso poiché anche la sua origine era diversa, infatti era figlio di Crono che in forma di cavallo si era unito alla ninfa Filira. Allievi di Chirone furono: Achille (del quale era bisnonno), Eracle, Castore e Polluce, Atteone, Asclepio, Giasone, Aristeo, Meleagro e tantissimi altri..
Detti anche Ecatonchiri, erano esseri dotati di cinquanta teste e di cinquanta braccia. Si riteneva fossero tre: Cotto, Briareo e Gige.
Figli di Urano e di Gea, appartenevano alla stessa generazione dei Ciclopi e si schierarono con Zeus nella lotta contro i Titani.
Figlio di Elio e Gèa, fece guerra a Zeus assieme ai giganti. Era il padre di Latonia e d'Asteria.
Anche un'isola ha il nome Ceo è la più occidentale delle isole Cicladi (Mare Egeo).
Secondo una tradizione, i vecchi di Ceo si avvelenavano con la cicuta per lasciar posto ai giovani; Pascoli ne parlò nei I vecchi di Ceo. Suoi fratelli erano: Crio, Giapeto e Crono, le sorelle Teti, Rea, Themis, Mnemosyne, Febe, Dione e Thia. Per Igino era figlio di Tartaro e di Gea, mentre il nome dei fratelli è tutt'altro..
Popolo crudele dell'isola di Cipro, così chiamati perché la loro fronte era guastata da due corna. Siccome sacrificavano gli stranieri agli dèi "Offesa da questi riti infami, persino la grande Venere stava per lasciare le città e i campi della sua Ofiusa. "Ma che male hanno mai fatto", disse, "questi cari luoghi e le mie città? Che colpa ne hanno loro? Sia piuttosto quest'empia gente a pagarne il fio con l' esilio, con la morte o con qualcosa che stia tra la morte e l'esilio. E quale può essere questa pena, se non una metamorfosi?" Mentre è incerta in cosa mutarli, lo sguardo le cade sulle corna; pensa che a loro queste possano restare e trasforma le loro grandi membra in quelle di truci giovenchi. Ma le dissolute Propètidi giunsero al punto di negare che Venere fosse una dea. Per l'ira del nume, si dice che fossero le prime a prostituire il corpo e le grazie loro; e come persero il pudore e il sangue si seccò nel loro volto, che fossero mutate, con pochi tratti, in rigide pietre" (Ovidio, Metamorfosi X).
Afrodite mutò in tori gli uomini e alle tolse il senso del pudore, che si prostituivano pubblicamente. Abitavano la città di Amatunta.
Era il cane dalle tre teste che custodiva l'Ade. Egli aveva l'incarico di impedire ai morti di uscire ed ai vivi di entrare. Esiodo lo descrive con 50 teste, ma altri autori gliene attribuiscono da 2 a 3; Apollodoro lo descrive con tre teste di cane, una coda di drago e teste di serpente di ogni tipo che gli spuntavano lungo la schiena. Era uno dei mostruosi figli di Echidna e Tifone. Solo tre esseri straordinari riuscirono ad affrontarlo per entrare nell'Ade, essi furono:
1) Eracle, che lo incatenò dopo averlo sconfitto a mani nude e lo condusse da Euristeo. Mentre la belva veniva condotta da Euristeo, dibattendosi come una furia per la rabbia, riempiva il cielo del suo triplice latrato e cospargeva l'erba dei campi con la sua bava velenosa. Questa coagulandosi, trovava alimento nel suolo e diveniva un'erba velenosa, l'Acònito che nasce rigogliosa in mezzo alle rocce. Le Erinni facevano uso della bava di Cerbero per provocare la follia;
Eracle un'altra volta ancora lo incatenò per riprendere Alcèsti;
2) Orfèo che lo addormentò col suono della sua lira, per chiedere a Ade che gli rendesse la sua dolce Euridice;
3) Enea che lo assopì, dandogli da mangiare una focaccia magica consigliata dalla Sibilla. Nelle figurazioni appare sempre con tre teste.
Una delle Oceanine.
Re di Arcadia, figlio di Poseidone o di Efesto o di Branco e della ninfa Argiope, fratellastro di Trittolemo (figlio di Raro). Era caudato (dotato di coda) e aveva una forza eccezionale. Nei pressi di Eleusi assaliva i viandanti e obbligandoli a lottare, dopo averli sopraffatti li uccideva. Ucciderlo fu la quinta impresa di Tèseo che l'affrontò e dopo averlo sollevato lo sfracellò a terra.
Ebbe una figlia bellissima Alope (= la volpe), da lui fatta murare viva e mutata in una sorgente da Poseidone.
Erano due fratelli ladri, spergiuri e deformi, Eracle li aveva catturati quando era al servizio di Onfale, dopo averli tenuti prigionieri presso Efeso, per il divertimento che gli avevano procurato con i loro lazzi, li liberò Il padre degli dei infatti, non tollerando più gli spergiuri e le frodi dei Cercopi, i misfatti di questa gente intrigante, li trasformò da uomini in animali, deformandoli in modo che apparissero insieme diversi e simili all'uomo (Ovidio - Metamorfosi XIV).
Infatti, Zeus li mutò in scimmie.
Fantastica isola collocabile in estremo Occidente dove aveva sede la dea Aurora.
Cerva sacra ad Artemide, aveva le corna d'oro e i piedi di rame, era velocissima nella corsa, tanto che nessun cacciatore riusciva a prenderla. Catturarla fu la terza fatica di Eracle; non volendo ucciderla né ferirla, la inseguì per un anno intero, finché la cerva sfinita crollò a terra per la fatica, allora l'eroe la raccolse e la portò viva a Euristeo.
Vedi Pindaro, Olimpiche 3, 25 ss..
era la mirabile fascia (zona) splendida di tutte le iridescenze del mare, con cui la dea si stringeva sui fianchi la veste e che racchiudeva tutte le grazie, i desideri e l'amabilità. con lo stesso nome era indicato anche il cinto nuziale trapunto di fiori e ricamato che la sposa offriva allo sposo nel giorno delle nozze. Questo atto di legittimazione delle nozze, diede origine al termine incesto per le nozze illegittime, o meglio per tutte quelle relazioni carnali che non potevano essere legittimate dal dono del cesto, ossia: la relazione carnale fra persone apparentate nel primo grado ascendente o discendente.
Di guancia vezzosa, Figlia di Ponto e di Gea, sposò il proprio fratello, Forchi, al quale diede le Graie e le Gorgoni.
Mostro favoloso, figlia di…Idra, poi partorí Chimera, che fuoco spirava, che immane era, tremenda, veloce nei piedi, gagliarda. Essa tre teste aveva: la prima di fiero leone, l'altra di capra, la terza di serpe, d'orribile drago (Esiodo, Teogonia).
Fu uccisa da Bellerofonte. Vomitava fuoco e fiamme e col suo alito (molto pesante) seccava tutta la vita vegetale. Dopo aver devastato per molto tempo la Licia, la Chimera fu uccisa da Bellerofonte, montato sul cavallo alato Pègaso. Secondo alcuni mitografi, si tratterebbe della personificazione di un vulcano della Licia, abitato in alto da leoni, a metà costa da capre e alle falde da serpi.
Ninfa figlia di Oceano.
1) Figlia di Dedalione, nella stessa notte si giacque con Apollo e con Ermes. Dal primo ebbe Filammone e dal secondo Autolico, famoso ladro che fu avo materno di Ulisse. Orgogliosa dei suoi figli, Chione si vantò di essere più feconda e più bella di Artemide. La dea per punirla della sua vanagloria, con una delle sue frecce le tagliò la lingua in due. In un'altra versione la uccise sempre facendo uso delle frecce. Il padre Dedalione, disperato per la morte dell'unica figlia, fu trasformato da Apollo nell'uccello Dedalione, ovvero lo sparviero
2) Altra Chione, fu figlia di Borea e di Orizia, unitasi con Poseidone, di nascosto dal padre partorì Eumolpo, e per non essere scoperta gettò il bambino nell'abisso del mare. Ma Poseidone lo raccolse, lo portò in Etiopia, e lo affidò alle cure di Bentesicime, figlia sua e di Anfitrite.
Era il più famoso e sapiente dei Centauri, figlio di Crono e di Filira figlia di Oceano (quindi fratellastro di Zeus).
Partecipava spesso alle cacce con Artemide e da essa apprese la conoscenza della medicina e delle erbe medicinali.
Fu maestro di Asclepio, Bacco, Achille, Atteone, Eracle, Giasone, Tèseo, Càstore e Polluce, Nèstore, Enèa, Ippolito, Ulisse, Diomede, Cefalo e… non continuo perché la lista degli eroi è estremamente lunga.
Zeus gli aveva donato l'immortalità. Chirone, fra le tante cose, insegnò agli uomini la pratica della venerazione agli dèi, l'inviolabilità del giuramento e le leggi. Fu l'inventore della medicina chirurgica, che praticava con l'uso delle erbe. Anche se aveva la forma di Centauro non aveva nulla a che spartire coi figli di Issione e di Nefele.
La causa della morte di Chirone fu Eracle, che nella foga della guerra mossa ai centauri per errore colpì al ginocchio Chirone con una freccia avvelenata col sangue dell' Idra, e siccome il buon centauro era immortale e l'inguaribile ferita lo faceva soffrire atrocemente, Zeus, commosso, per sottrarlo ai tormenti del dolore lo mutò nella costellazione del Sagittario.
Ninfa, personificazione dell' omonima sorgente presso Siracusa. Fu associata al mito e al culto di Persefone. Più tardi fu anche assimilata alla figlia di Cianippo e alla figlia di Liparo, re degli Ausoni. Un mito narra che quando Ade rapì Persefone, volendo ella aiutarla a sfuggire al dio degli inferi fu da lui mutata in fonte. …"Non andrete lontano", disse; "genero di Cerere non puoi essere, se lei non acconsente: chiederla tu dovevi, non rapirla. Se mi è lecito paragonare grande e piccolo, anch'io fui da Anapi amata, ma fui sua sposa dopo che ne fui pregata, non terrorizzata". Così disse, e allargando le braccia cercò di fermarli. Il figlio di Saturno non trattenne più la sua rabbia: aizzando i terribili cavalli, brandisce con tutto il vigore del braccio lo scettro regale e l'immerge nelle profondità dei gorghi: a quel colpo un varco sino al Tartaro si aprì nella terra e il cocchio sprofondò nella voragine scomparendo alla vista. Addolorata per il rapimento della dea e per l'oltraggio inferto alla fonte, Cìane ammutolì serrando nel proprio cuore l'inconsolabile ferita: tutta in lacrime si strusse e si dissolse in quelle acque delle quali una divinità insigne era stata innanzi. (Ovidio, Metamorfosi V)
Esiste anche un piccolo torrente di nome Ciane lungo circa 7 km., affluente dell'Anapo, in provincia di Siracusa. Famoso per i papiri, che crescono rigogliosamente lungo le sue rive.
Era un sacerdote di Bacco a Siracusa, in una cerimonia avendo offeso il dio cadde in uno stato di ubriachezza tale da violentare la propria figlia Ciàne. La Sicilia allora fu desolata da una pestilenza provocata da Bacco indignato del terribile incesto. Interrogato l'Oracolo, rispose che solo se si fosse sacrificato Cianippo tutto sarebbe cessato.
La figlia stessa lo sacrificò poi agli dèi, per distogliere la pestilenza che essi avevano diffusa nella città per punire il turpe atto del padre.
Subito dopo immolò sull'ara anche se stessa, col medesimo ferro con cui aveva ucciso il padre.
Era il giovane coppiere di Eneo, fu ucciso da Eracle con una sola ditata alla testa lo uccise.
I Fliassi in suo ricordo, vicino al tempio di Apollo, eressero delle statue rappresentanti Ciato che porge la coppa a Eracle.
Altro nome di Rhea, sposa di Crono e quindi madre di Hestia o Vesta, Demetra o Cerere, Hera o Giunone, Hades o Plutone, Poseidone o Nettuno, Zeus o Giove.
Personificazione della Madre Terra, protettrice della vegetazione e della agricoltura. Dea della terra feconda, chiamata la Gran Madre degli dei, identificata con Rea, probabilmente di origine frigia. Aveva tanti nomi quanti erano i luoghi nei quali si adorava.
Così era detta: Pessinunzia, Idea, Dindimea, Berecinzia, dalle città di Pessinunte e Berecinto e dai monti Ida e Dindime, tutti nella Frigia. S'innamorò del pastore Attis e lo tramutò in
...pino, caro a Cibele, la madre degli dei, se è vero che per lei Attis si spogliò del suo corpo per fissarsi in quel tronco (Ovidio - Metamorfosi, X).
Il suo culto si diffuse in Grecia e poi a Roma verso la fine del III sec. a.C. I suoi sacerdoti Coribanti e Galli usavano evirarsi per ricordare il gesto dell'infedele Attis, che s'era così punito. Veniva raffigurata come una matrona seduta in trono fra due leoni. A Roma era chiamata Magna Mater Deum Idaea.
Ninfe che furono mutate in isole del Mar Egeo, colpevoli di non avere fatto sacrifici a Poseidone.
Qua vanno fatte alcune precisazioni per evitare delle confusioni:
1) Ciclopi Uranii, erano i tre giganteschi figli di Urano e Gea.
Essi avevano un solo occhio al centro della fronte. Si chiamavano Bronte il tuono, Stèrope il fulmine e Arge lo splendore.
Essi si rivoltarono contro il padre Urano, il quale li rinchiuse nel Tartaro.
Quando Crono detronizza Urano, su invito di Gea libera i Ciclopi ma col tempo sentendosi minacciato dalla presenza di questi giganti, li richiude nuovamente nel Tartaro. Saranno liberati definitivamente da Zeus, quando parte alla conquista dell'Olimpo, con l'aiuto di Ade e Poseidone, allora i Ciclopi per sdebitarsi donarono il fulmine a Zeus, a Ade l'elmo dell'invisibilità e il tridente a Poseidone. Grazie a queste armi Zeus riesce nel suo intento e apprezzando le arti dei Ciclopi, se li tenne per essere sempre rifornito di fulmini.
Li uccise Apollo per vendicare Asclepio, saettato da Zeus coi fulmini da essi fabbricati.
Omero sembra farli abitare sulla costa napoletana da Baia al Vesuvio, mentre Virgilio li pone sulla costa orientale della Sicilia presso l'Etna.
2) I Ciclopi siciliani erano degli esseri enormi di grandissima malvagità vedi Odissea, di questi il più famoso era il pastore antropofago Polifemo.
3) Infine abbiamo i Ciclopi costruttori, sempre di aspetto enorme, provenivano dalla Licia a loro vengono attribuiti le costruzioni dei monumenti antichissimi o giganteschi quali le mura di Tirinto.
Questi erano anche chiamati Chirogasteri perché si procuravano i mezzi di sostentamento con le mani (ovvero lavorando, cosa che doveva sembrare strana).
Diversi i personaggi e quasi tutti molto violenti:
1) figlio di Apollo e della ninfa Iria, giovane bellissimo. Si gettò nel lago di Conope che da lui prese il nome di Cicneo. Dal padre fu trasformato in cigno.
2) figlio di Poseidone e di Calice figlia di Eolo, regnò a Colone nella Troade. Durante la guerra troiana Achille si battè con lui ma non potè ferirlo perché era, come lui, invulnerabile. Scagliatosi allora in un corpo a corpo, lo strozzò, ma con suo stupore Cicno mentre esalava l'anima, si tramutò in cigno ad opera di Poseidone.
3) figlio di Ares e della ninfa Pelopia, fu ucciso da Eracle in Tessaglia, presso la città di Irone, in una lotta nella quale Ares, intervenuto in difesa del figlio, non riuscì a salvarlo dall'ira dell'indomabile eroe mandatogli contro dal dio Apollo.
4) figlio di Ares e di Pirene, fu ucciso da Eracle. Ares accorse a vendicare il figlio, ma mentre stava per azzuffarsi col fratello intervenne Zeus che li separò.
5) figlio di Steneto. Re dei Liguri, fu amico di Fetonte e, avendolo disperatamente pianto quando morí, Apollo lo assunse in cielo collocandolo fra le costellazioni.
6) guerriero argivo, figlio di Ocito e di Aurofila. Partecipò alla guerra troiana al comando di dodici navi.
Fratello di Euròpa e figlio di Càdmo.
Sorella di Priamo fu da lui uccisa perché Esaco aveva profetizzato che per la salvezza di Troia bisognava uccidere assieme al bambino, la donna della casa reale che avrebbe partorito quel giorno.
La sera dello stesso giorno Ecuba mise al mondo Paride figlio di Priamo.
1) Il monte più alto del Peloponneso, al confine tra Arcadia e Acaia. Sulla sua vetta nacque Ermes a cui la montagna era sacra.
2) antica città dell'Elide, già conosciuta da Omero, teatro di varie guerre, più volte distrutta e riedificata, ora scomparsa. Nei pressi si trova ora la moderna Glarenza.
3) Ninfa madre di Licaone re d'Arcadia
4) Ninfa che si unì incestuosamente al padre Menefrone.
Era una bestia enorme che devastava la zona di Psofi e la sua cattura fu la quarta fatica di Eracle.
In questa occasione Eracle incontrò per la prima volta i Centauri che sterminò. Durante la caccia Eracle venne ospitato dal centauro Folo, figlio di Sileno e di una ninfa Melia. Folo offriva a Eracle della carne arrostita, mentre lui come era costume dei Centauri la mangiava cruda, comunque gli eventi precipitarono quando Eracle chiese del vino da bere; Folo aveva una giara di vino in proprietà comune con gli altri Centauri e per questa ragione non voleva aprire la giara, ma in seguito agli incoraggiamenti la aprì: gli altri Centauri, attirati dall'aroma, accorsero circondando minacciosi l'antro armati di sassi e di tronchi.
Ne seguì una rissa in cui i Centauri furono uccisi e in buona parte messi in fuga. Folo, meravigliato come una cosa così piccola potesse uccidere un essere grande come un centauro, raccolse una delle frecce avvelenate di Eracle e la stava rigirando in mano quando si punse e morì all'istante.
Fu durante questa triste circostanza che il centauro Chirone venne involontariamente ferito da Eracle.
Vedi Sofocle, Trachinie 1095 ss..
Sacerdote di Afrodite, sposo di Cencreide dalla quale ebbe una figlia: Mirra che, istigata da Afrodite offesa dalla madre (aveva detto che la figlia era più bella della stessa dea) lo amò incestuosamente. Eros stesso nega, o Mirra, d'averti ferito con le sue frecce e del tuo crimine scagiona le sue fiaccole. Con una torcia dello Stige e con serpenti velenosi fu una Furia ad appestarti. Delitto è odiare il padre, ma questo amore è delitto peggiore dell'odio.
Altro Ciniro era anche un re di Cipro ed aveva cinquanta figlie che Zeus mutò in Alcioni.
Erano le due orse che si occuparono di Zeus quando era ragazzo. Il dio per gratitudine le mutò nelle costellazioni dell'Orsa Maggiore e Minore.
Fatto alquanto in contrasto con la mutazione di Callisto.
Così furono chiamati Apollo e Artemide perché nati sul monte Cinto.
Giovane molto caro ad Apollo. Tormentato dal dolore, per avere involontariamente ucciso un cervo che egli stesso aveva allevato, voleva lasciarsi morire. Apollo, commosso lo mutò in cipresso.
…E qui, senza volere, Ciparisso lo trafisse con la punta del giavellotto: come lo vide morente per l'aspra ferita, decise di lasciarsi morire. Quante parole di conforto non gli disse Febo, esortandolo a non disperarsi in questo modo per l'accaduto! Ma lui non smette di gemere e agli dei, come dono supremo, mendica di poter piangere in eterno. Così, esangui ormai per quel pianto dirotto, le sue membra cominciarono a tingersi di verde e i capelli, che gli spiovevano sulla candida fronte, a mutarsi in ispida chioma che, sempre più rigida, svetta, assottigliandosi in cima, verso il cielo trapunto di stelle. Mandò un gemito il nume e sconsolato disse: "Da me sarai pianto e tu, accanto a chi soffre, piangerai gli altri".
Famosa maga che abitava l'isola Eèa, la sua storia è largamente narrata nell'Odissea.
Ulisse scampato alla tempesta approdò nell'isola della maga. Quando i suoi uomini andarono ad ispezionare l'isola incontrarono la maga che diede loro del cibo stregato che li tramutò in porci.
Solo un uomo si salvò perché diffidando dell'offerta non ne aveva mangiato e così riuscì a tornare indietro e ad avvisare Ulisse.
Questi partì subito alla ricerca dei suoi uomini e per strada incontrò Ermes che gli diede un amuleto (l'erba Moli che tradotto in italiano è l'allium niger ovvero si difendeva con l'alito pesante) come protezione dagli incantesimi della megera.
Grazie a questo amuleto Ulisse riuscì a costringere la maga a ridare le forme umane ai suoi uomini. Fermatosi un anno nell'isola Ulisse ebbe da Circe un figlio, Telègono.
Quando l'eroe decise che era il momento di ripartire la maga lo lasciò andare senza troppe storie, anzi gli diede dei buoni consigli.
Figlia di Ipseo e della ninfa Clidanope. Disprezzava i lavori tipici delle donne e per questo diventò un'abile cacciatrice.
Un giorno mentre lottava senza armi contro un leone, la vide il dio Apollo che volle farne la sua amante, con un cocchio trainato da cigni Apollo portò Cirene in Libia, e là, la fece sua.
Dalla loro unione nacquero Aristeo ed Idmone. Cirene ebbe rapporti anche con Ares dal quale ebbe Diomede.
Come abbiamo letto aveva un debole particolare per gli dèi o meglio per i loro talami.
Figlio di Eracle e primo regnante della Corsica.
Altro Cirno era uno dei maggiori comandanti di Inaco, anche a lui fu data una flotta considerevole per andare alla ricerca di Io. Non trovandola si fermò in Caria nel Cherroneso dove fondò l'omonima città.
Isola del Peloponneso, sulla spiaggia della quale Afrodite, emerse nuda dalla spuma del mare. (chissà quale splendido spettacolo doveva essere)
…all'immortale carne sorgea bianca schiuma; e nutrita una fanciulla ne fu, che prima ai santissimi giunse uomini di Citèra. Di Cipro indi all'isola giunse. E qui dal mare uscí la Dea veneranda, la bella; ed erba sotto i piedi suoi morbidi crebbe; e Afrodite la chiamano gli Dei, la chia mano gli uomini: ch'ella fu dalla spuma nutrita: Ciprigna anche è detta, da Cipro ov'ella anche approdò: Citerèa perché giacque a Citera...
Catena montuosa che divide la Beozia dalla Megaride e dall'Attica, sacra a Dioniso e alle Muse. Sulle sue pendici trovarono la morte Penteo e Atteone; Zeus ed Era vi avrebbero consumato il loro matrimonio segreto, anche se altre tradizioni indichino l'isola di Samo o il monte Ida nella Troade.
Alcuni degli avvenimenti su questo monte:
vi fu ritrovato il piccolo Edipo che era stato esposto;
Eracle da giovinetto vi uccise un leone che lo infestava e per questa sua impresa fu ospitato da Tespio che con grande sollazzo per l'eroe, gli mise a letto una per notte le sue cinquanta figlie;
Atteone fu sbranato lì dai suoi cani;
Penteo venne ucciso dalla madre Agave;
tutti i figli maschi di Niobe vi furono uccisi da Apollo;
Epafo vi condusse prigioniera Antiope che vi partorì i gemelli Zeto e Anfione.
Re del popolo dei Dolioni che discendevano da Poseidone. Fu ucciso per errore da Giasone.
Cizico aveva accolto cordialmente gli Argonauti. Durante la notte gli Argonauti avevano ripreso il mare, ma la nave fu investita dal vento contrario, e senza rendersene conto gli Argonauti si ritrovarono di nuovo sulla costa dei Dolioni.
Questi, credendo si trattasse di un gruppo di Pelasgi (con i quali erano sempre in guerra), li attaccarono e nel buio della notte, le due parti non si riconobbero.
Gli Argonauti uccisero molti uomini, fra i quali lo stesso re Cizico. Col giorno quando si accorsero di quello che era successo, piansero, si tagliarono i capelli e seppellirono il re Cizico con grandi onori.
Isola dell'Egèo, famosa per uno degli Oracoli di Apollo.
Si racconta che Manto, figlia di Tiresia, fosse una donna di straordinaria bellezza.
Bella al punto che, quando Tebe venne presa dagli Epigoni, fu catturata e mandata a Delfi per servire Apollo, dato che essi si erano impegnati a consacrare al dio la cosa più bella che avessero trovato nella città conquistata.
successivamente, un oracolo di Apollo vaticinò che avrebbe dovuto sposare il primo uomo in cui si fosse imbattuta e così avvenne e, insieme al nuovo sposo si trasferì sulle coste dell'Asia Minore dove fondò il grande oracolo apollineo di Claro.
Cleobi e Bitone, erano i figli di Cidippe, sacerdotessa di Era.
Cidippe aveva mandato i buoi al pascolo ed essi, poiché erano morti, non erano tornati in tempo per il momento in cui bisognava iniziare la processione che conduceva al tempio di Giunone sull'Acropoli.
Se la processione non fosse avvenuta nel momento esatto, la sacerdotessa sarebbe stata messa a morte; in mezzo all'angoscia, Bitone e Cleobi famosi per la loro pietà filiale si sottoposero al giogo in luogo dei buoi e condussero la madre Cidippe e gli arredi sacri sul carro sino al tempio.
Cidippe pregò quindi la dea affinché li premiasse col dono più grande.
In risposta, Era concesse loro di morire in modo indolore, passando insensibilmente dal sonno alla morte.
Da ciò Cidippe capì che per noi poveri mortali nulla è meglio della morte e perciò si suicidò (noi invece resistiamo e ci accontentiamo del male che ci viene nel vivere quel paio di secoli che ci sono stati concessi).
1) Figlia di Oceano e Teti, sposa di Giapeto al quale generò Atlante,Prometeo e Epimeteo.
2) Una della Nereidi, moglie di Prometeo e madre di Deucalione.
3) Madre di Fetonte, avutolo con dio Elio.
4) Una delle Amazzoni
5) Sposa di Nauplio
6) Una delle figlie di Minosse.
Una delle Muse, presiedeva alla Storia. Avendo rimproverato Afrodite perché innamorata di Adone, la dea per vendicarsi la fece innamorare incestuosamente del proprio padre; dall'unione dei due nacque Giacinto.
Secondo la leggenda nacque assieme a Castore, Polluce ed Elena, dall'uovo che Leda aveva concepito dopo il rapporto con Zeus che si era unito a lei sotto forma di cigno. Siccome Leda la stessa notte si accoppiò col marito Tindareo, Clitennestra nacque dal seme di Tindareo.
Clitennestra sposò in prime nozze Tantalo (un omonimo del più famoso per il supplizio), re di Pisa (città del Peloponneso). Agamennone, gli fece guerra, lo uccise, assieme al figlio e ne sposò la vedova Clitennestra.
Castore e Polluce, suoi fratelli, indignati mossero contro Micene (città di Agamennone). Ma Agamennone, scaltro com'era si recò subito da Tindareo che benedì il suo matrimonio e così si salvò dalla vendetta dei due Dioscuri.
Dall'unione dei due nacquero: Elettra, Ifigenia, Crisotemi e Oreste. Quando Agamennone ebbe il comando delle truppe per la spedizione contro Troia, alla partenza mancava il vento.
Allora interrogato l'oracolo Calcante, disse che ciò era dovuto ad uno sgarbo che Agamennone aveva fatto alla dea Artemide e per calmare la dea egli doveva sacrificare la propria figlia Ifigenia.
Agamennone tergiversava, ma quando i Greci minacciarono di togliergli il comando, acconsentì al sacrificio anche se poi non fu consumato. Per questo fatto Clitennestra gli serbò rancore eterno.
Egisto che aveva dei rancori nei confronti di Agamennone, non partecipò alla guerra e rimanendo a corte insinuò il dubbio nel cuore Clitennestra che già aveva molto sofferto.
Al ritorno dalla spedizione Agamennone, venne dai due ucciso assieme ai suoi uomini.
Diversi i personaggi con questo nome:
il più famoso era un giovane amato da Eos.
Un altro era figlio di Egitto e sposo di Clite,
altro
ancora era un re acheo figlio di Temeno,
un altro fu sposo effimero ed infelice di Autodice (una delle Danaidi).
Figlia di Ocèano e di Teti, fu amata da Apollo. Trascurata dal dio si lasciò morire di fame. Apollo, commosso la mutò in Girasole.
…Per nove giorni, senza toccar acqua o cibo, interrompe il digiuno solo con rugiada e lacrime; non si muove da terra: non faceva che fissare nel suo corso il volto del nume, seguendolo con gli occhi. Si dice che il suo corpo aderisse al suolo e che un livido pallore trasformasse parte del suo incarnato in quello esangue dell'erba; un'altra parte è rossa e un fiore simile alla viola le ricopre il volto. Malgrado una radice la trattenga, sempre si volge.lei verso il suo Sole e pur così mutata gli serba amore." (Ovidio - Metamorfosi, IV)
Epiteto di Demetra, protettrice del verde delle messi.
nome della dea dei fiori, sposa di Zefiro: equivalente alla dea Flora dei Latini.
Una delle tre Moire. Inventrice assieme alle sorelle delle prime sette lettere dell'alfabeto greco.
Era il re di Camico in Sicilia. Questo personaggio è ricordato per avere ospitato Dedalo dopo la sua fuga dalla corte di Minosse e per avere ucciso lo stesso Minosse.
Ma leggiamo come: quando Minosse si accorse della fuga di Teseo e dei suoi compagni, ritenne Dedalo responsabile di questa fuga allora, piuttosto irato, rinchiuse Dedalo e il figlio Icaro nel labirinto.
Dedalo da bravo inventore dalle idee geniali costruì delle ali usando delle penne e come collante della cera, quindi le attaccò alla sua schiena e a quella del figlio raccomandandogli di non volare né troppo in alto altrimenti il sole avrebbe sciolto la colla, né troppo vicino al mare per evitare che l'umidità appesantisse le ali.
Purtroppo, Icaro come tutti i giovani, preso dall'entusiasmo del volo, dimenticò i consigli del padre e si spinse tanto in alto che il sole sciolse la cera e il povero giovane precipitò in quel tratto mare che fu chiamato Icario per ricordare il giovane.
Dedalo disperato continuò a volare fino a raggiungere la città di Camico in Sicilia dove fu ospitato da Cocalo. Intanto Minosse, furente più che mai, mandava i suoi araldi in giro per le regioni con una grossa conchiglia tritonide promettendo una grande ricompensa a chi fosse riuscito a fare passare un filo nella spirale della conchiglia.
Infatti Minosse pensava che solo Dedalo ne sarebbe stato capace e in questo modo avrebbe scoperto dove si nascondeva. Giunti che furono alla corte di Cocalo ed esposto il dilemma, Cocalo dichiarò che ci sarebbe riuscito, quindi prese la conchiglia e la portò a Dedalo.
L'inventore fece un buchino nella conchiglia, dopo legò il filo a una formica e la fece entrare da lì, la formica poco dopo uscì dall'altro lato tirandosi appresso il filo.
Quando Minosse vide che il dilemma era stato risolto, capì che Dedalo si trovava alla corte di Cocalo e chiese che gli venisse consegnato.
Cocalo gli promise di consegnarlo e invitò Minosse a fermarsi come suo ospite: intanto Dedalo che aveva capito tutto, chiese aiuto alle figlie del re, e queste uccisero Minosse mentre faceva il bagno versandogli addosso dell'acqua bollente.
Si dice che il re di Crosso sia stato sepolto nella città di Minoa in Sicilia, in una tomba grandiosa su cui venne costruito un tempio.
Uno dei fiumi infernali, le sue acque erano ingrossate dal pianto dei morti. Emissario dello Stige, sboccava nell'Acheronte.
Così erano chiamate le donne che nei riti funebri distribuivano i cibi.
Titano padre di Latona, e nonno di Apollo e di Artemide. Sua amante fu Tebe.
Regione dell'Asia dove era custodito il Vello d'oro.
Erano i due monti di Àbila e di Càlpe, che Eracle ottenne separando una montagna per mettere in comunicazione il Mediterraneo con l'Atlantico.
Sacerdotessa di Artemide, nota per avere profanato il santuario col suo amante Melanippo.
Altra Cometo era figlia di Pterelao. Questa, si innamorò di Anfitrione, e per amor suo strappò il capello d'oro che il padre aveva in testa; in questo modo Pterelao morì, e Anfitrione s'impadronì di tutte le isole.
Ottenuto il potere Anfitrione uccise la ragazza colpevole di aver tradito il proprio padre.
Dio Greco di ogni tipo di piaceri anche quelli licenziosi. Era raffigurato come giovane massiccio, colorito in volto con i segni marcati degli stravizi, con una corona di rose e con in mano una fiaccola.
Una delle tante amanti di Poseidone.
Epiteto che significa la fanciulla con il quale, soprattutto in Attica, veniva chiamata Persefone.
Della cima koryphe, epiteto di Zeus e come tale equivalente a Giove Capitolino.
Principessa arcade amata da Apollo al quale però fu infedele. Incinta di Asclepio, la donna si unì con Ischi figlio di Elato. Il dio fu avvertito del suo tradimento da un corvo bianco, animale a lui sacro, e volle punirla facendola uccidere dalle frecce della sorella Artemide.
Nell'esalare l'ultimo respiro, Coronide pregò il dio di salvare il figlio che aveva concepito da lui e Apollo trasse Asclepio dal ventre della madre consegnandolo al centauro Chirone perché lo allevasse.
Quanto al corvo, latore dell'infame notizia, Apollo cambiò da bianco a nero il colore del suo piumaggio.
…Più bella di Corònide di Larissa in tutta l'Emonia non v'era nessuna; e tu ne fosti innamorato, nume di Delfi, finché fu casta o almeno non sospettata. Ma l'uccello di Febo scoprì l'adulterio e, per denunciare quella colpa segreta, già filava spedito, inesorabile delatore, alla volta del suo padrone...
Brigante figlio di Efesto e di Anticlea, anche lui zoppo come il padre, il suo nome esatto era Perifète, veniva chiamato Corunete per via della mazza (Koryne). Questo ribaldo aveva il vizio di aggredire i passanti e ucciderli a mazzate in onore del padre.
Ucciderlo fu la prima impresa di Tèseo che da allora andò sempre in giro con la mazza che aveva sottratto al terribile Corunete.
Uno dei Centìmani, gli altri erano: Gie e Briareo. Nessuno era più grande o più forte di loro, e ognuno di essi aveva cento braccia e cinquanta teste.
1) un figlio di Eracle avuto da una sconosciuta figlia di Tespio.
2) re di Corinto. Figlio di Liceto, diede in sposa la figlia Glauce (o Creusa) a Giasone, morì mentre cercava di salvarla dalle fiamme, provocate dalla veste intrisa di una pozione che Medea, ripudiata dall'eroe, le aveva dato come regalo di nozze.
3) figlio di Meneceo, re di Tebe ai tempi della Sfinge, fratello di Giocasta, quindi "cognazio" (cognato e zio nel medesimo tempo) di Edipo. Diede in sposa a Eracle la figlia Megara. Governò Tebe, prima come tutore di Eteocle e di Polinice, poi, alla loro morte, quale re. Condannò a morire Antigone perché aveva dato sepoltura al fratello Polinice, contravvenendo ai suoi ordini. Difese la città nella guerra dei Sette, e per salvarla non esitò a fare immolare il figlio Megareo; infatti Tiresia aveva predetto ai Tebani che avrebbero vinto se Meneceo, figlio di Creonte, si fosse offerto in sacrificio ad Ares.
Creonte fu infine ucciso da Teseo. Inutile dire che fu estremamente tiranno nei confronti dei propri sudditi.
Diversi i personaggi con questo nome:
1) Figlia di Priamo e di Ecuba, fu moglie di Enea e madre di Ascanio. Nella fuga da Troia e nella confusione della
città in fiamme Enea smarrì Creusa perciò ritornò indietro a cercarla, ma per strada incontrò l'ombra della moglie che lo scongiura di
continuare in viaggio, che lo avrebbe portato a divenire il progenitore del fondatore di Roma.
2) figlia di Eretteo. Da Apollo fu resa madre di Ione, mentre dallo sposo Xuto ebbe Doro e Acheo, i suoi tre figli furono i progenitori delle stirpi greche. Con Ermes generò Cefalo.
3) Vedi Glauce.
Sacerdote d'Apollo, noto perché non sacrificava quasi mai al dio. Apollo lo punì inviando un'orda di topi a devastare i campi del cattivo sacerdote che per farsi perdonare edificò un tempio a Apollo Sminteo a Crise nella Troade.
Principe troiano, aiutato da Poseidone e Apollo alla costruzione delle mura della città. Alla fine dei lavori non volle dare ai due dèi il compenso pattuito.
Allora, Poseidone, irato mandò un mostro contro la città e come tributo voleva una giovane donna ogni volta che appariva. Ma quando fu il turno di Crinise, figlia del re, il padre per sottrarla alla atroce fine, la mise in una barca e la abbandonò alle onde del mare. Quando, dopo avere ucciso il mostro, andò alla ricerca della figlia, non trovandola pianse tanto che gli dèi commossi gli fecero dono del potere di potersi mutare in tutto quello che volesse.
Criniso fece largo uso di questo potere per sorprendere le ninfe che gli piacevano, e per amore della ninfa Egesta, lottò contro il dio fluviale Achelòo e vintolo sposò la ninfa che gli diede una figlia, Alcèsti.
Titano che personificava l'ideale della forza e della potenza.
Figlio di Poseidone e di Medusa la quale famosa per la bellezza dei suoi capelli, venne violata da Poseidone nel tempio di Atena (Ovidio Metamorfosi IV, 793 ss.); la dea vergine ne provò orrore, si nascose gli occhi con l'egida per non vedere, e trasformò i capelli di Medusa in serpenti. Di Crisaore non si sa molto più di quanto racconta Esiodo: …con quella, sui fiori d'un morbido prato a Primavera, il Nume s'uní dalla chioma azzurrina. E quando a lei Persèo dal collo recise la testa, il grande ne balzò Crisàore, e Pègaso. A quello ben si convenne il nome, quand'egli d'intorno alle fonti giunse d'Ocèano, e d'oro stringeva nel pugno una spada… Crisaore si unì a Calliroe, figlia di Oceano, e generò Gerione ed Echidna.
Di Crisaore non si sa molto più di quanto racconta Esiodo: egli nacque con una spada d'oro in mano (da cui il suo nome), si unì a Calliroe, figlia di Oceano, e generò Gerione ed Echidna.
Figlio illegittimo di Pelope e della ninfa Assioche. Rapito da Laio che mentre gli insegnava a guidare il carro si era innamorato di lui. Secondo un mito, Crisippo per la vergogna si uccise. Comunque il giovane morì per mano di Atreo e di Tieste (suoi fratellastri ) incitati dalla loro madre Ippodamia (una famiglia modello). Ippodamia si suicidò quando Pelope gli chiese conto del suo operato.
Amò talmente tanto la ninfa Smilàce, che gli dèi, commossi mutarono lui in Zafferano, e la ninfa nel verde albero del Tasso.
I latini lo identificarono con Saturno, era il più giovane dei Titani. Sua sposa fu Rhea (Opi per i romani), nota anche col nome di Cibele, dal nome della dea frigia chiamata Madre degli déi o Grande Madre. Figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la terra).
Su istigazione di Gea irata con Urano per aver rinchiuso nel Tartaro i Titani (altri loro figli), …Il grande Crono fe' cuore, l'accorto pensiero, ed alla sacra madre si volse con queste parole: "O madre, io ti prometto di compier l'impresa: ad effetto la recherò: ché nulla del tristo mio padre m'importa: ché egli ai nostri danni rivolse per primo la mente... Crono con una falce datagli da Gea evirò Urano e lo privò del potere.
Divenuto il supremo degli dei, Crono sposò Rhea con essa generò: Ade, Demetra, Era, Estia, Poseidone e Zeus.
«E mano a mano che ciascuno veniva dal sacro utero alle ginocchia della madre, tutti li ingoiava il grande Crono, mirando che nessun altro che lui degli illustri Uranidi avesse tra gli immortali dignità regale».
(Esiodo, Teogonia 453).
Li divorò tutti tranne Zeus che Rea nascose in una grotta sul monte Ida nell'isola di Creta, e al suo posto gli diede una pietra avvolta in delle fasce.
Crono ingoiò la pietra senza accorgersi dell'inganno. Quando Zeus fu cresciuto si fece assumere come coppiere da Crono e su consiglio di Meti somministrò senape e sale nell'idromele di Crono. La pozione emetica fece vomitare Crono che rigettò in ordine inverso prima la pietra (Abadir) e poi i fratelli e le sorelle di Zeus. Quest'ultimi grati della liberazione pregarono Zeus perché li conducesse nella lotta contro i Titani seguaci di Crono.
I Titani erano guidati da Atlante dato che Crono era troppo vecchio. Crono sconfitto venne esiliato su una isola occidentale.
Uno dei figli di Pan e di Eufème, noto come cacciatore infallibile, fu fratello di latte delle Muse che lo misero nella costellazione del Sagittario. Inventò l'applauso per esprimere tutta la sua ammirazione verso le sorelle di latte. La stessa mutazione viene anche riferita al centauro Chirone.
Vedi Amore.
Erano i giovani che danzavano e facevano grande rumore battendo le lance contro gli scudi per non fare sentire i vagiti di Zeus infante, quando Rea lo nascose a Crono perché non lo divorasse. L'origine dei Cureti, i sacerdoti di Rea e Zeus Ideo, è controversa.
Omero (Iliade IX) li conosce solo come popolazione dell'Etolia; Strabone (10, 3, 1 ss.) invece racconta che essi sarebbero stati sette fratelli (fra cui Melisseo) originari dell'Eubea e figli di Combe e Soco; mandati in esilio dal padre, vagarono per la Grecia: prima a Creta, dove protessero l'infanzia di Zeus, poi in Frigia, dove allevarono Dioniso, e infine in Attica, da cui riuscirono a rientrare in patria.
In ogni caso, nella tradizione mitografica, i Cureti sono personaggi del corteggio di Rea, in seguito identificati con i Coribanti asiatici, quando anche la divinità di Rea si fuse con quella della Grande Madre Cibele, di origine frigia.
I sacerdoti di Rea e Zeus Ideo, chiamati anch'essi Cureti, eseguivano una fragorosa danza con le armi chiamata prylis, in ricordo della loro " azione di disturbo" a favore dell'infante Zeus.