E Prometeo rubò la Fiamma a Zeus,
la Fiamma, al secolo
Buttafuoco Cettina,
professionista di chiara fama, nota
nei trivi
quadrivi e angiporti,
donna tutto pepe Cettina, pulsante
di vita, irretì
Prometeo, fuggì con lui,
l'ombelico nudo sul ventre, i filacciosi
capelli
sciolti sull'omero destro, a scoprire
il collo marnoso, ricca delle sue
grazie.
Prometeo, anche lui conosciuto nei trivi
quadrivi e angiporti,
celebre lenone,
spinto dall'immenso amore che nutriva
per l'umanità
tutta, divisò di donar
la Fiamma a chi ne bisognasse:
da quando Zeus se
l'era accaparrata
tutti i mortali eran rimasti a bocca asciutta.
"Riconosco i segni dell'antica Fiamma,"
disse un grinzoso
vecchio ammuffito
rivedendo l'etera, e ringraziò Prometeo,
che l'aveva
ricondotta al mondo, in cambio,
è pur vero, di un congruo compenso.
Un
cartello all'entrata del lupanare
così diceva: "Fiamma, basta
un legnetto
per accenderla, e il legnetto
tosto devén tizzone ardente."
La pubblicità è l'anima del commercio,
pur gli dei lo sanno;
accadde dunque
che alla casa di piacere addivenne il Croneide,
che mai
aveva obliato l'abbraccio caldo della meretrice,
e, letto il cartello,
scatenò tuoni e fulmini.
A Prometeo, il ladro che osò opporsi agli dei,
commise supplizi,
e il poveretto - dal mercimonio
non aveva neppur ricavato di che pagare
gli
avvocati - si prostrò ai piedi del magnanimo,
tergendo i divini calzari colle
sue lacrime.
Ma il padre degli dei non ne fu pago,
e lo legò a una rocca
punendo il lenone
col noto martirio: Un uccello, per la precisione
una
passera, sarebbe venuto ogni giorno
a titillare il turgido membro di
Prometeo,
ma egli, mai avrebbe versato l'umore,
ché tale era il tormento
degli dei,
gli esseri più vendicativi del pianeta.