Nacque da una delle tante scappatelle di Zeus, il quale sedusse la
bellissima Semele, figlia di Cadmo e di Armonia. Era, gelosa, si vendicò, si
travestì da vecchia e, facendo nascere nella fanciulla il sospetto che il suo
amante fosse un orribile mostro, la convinse a chiedere a Zeus di mostrarsi in
tutta la sua maestà. Zeus dapprima si rifiutò: "Non reggeresti alla vista!" le
disse, ma Semele lo supplicò tanto che alla fine egli decise di mostrarsi al
naturale. Immediatamente la fanciulla cominciò a bruciare come una torcia, Ermes
fece appena in tempo ad estrarre dal suo ventre il piccolo Dioniso, non ancora
settimino, e a cucirlo in una coscia del padre. A tempo debito Zeus ruppe la
cucitura e così nacque Dioniso, dotato di corna e di serpenti al posto dei
capelli. Per ordine di Era, i Titani lo presero, lo fecero a pezzi e lo
gettarono in un calderone di acqua bollente, mentre dal suo sangue nasceva il
melograno. La nonna Rea accorse, rimise insieme i brandelli del piccolo e gli
ridiede la vita, Zeus poi lo affidò a Persefone e Persefone lo affidò ad
Atamante re di Orcomeno e a sua moglie Ino. Dioniso fu allevato nel gineceo,
travestito da fanciulla, ma Era, irritata, fece impazzire i due coniugi e
Atamante uccise suo figlio Learco scambiandolo per un cervo. Zeus allora
trasformò Dioniso in un capretto e lo affidò alle ninfe del monte Nisa. (Da qui
il nome Dioniso, che significherebbe "dio di Nisa"). Un giorno Dioniso,
gironzolando, vide una strana pianta dalla quale pendevano grappoli di palline,
gli venne l'idea di spremerle, lasciarle fermentare e berne il liquido, così
scoprì il vino. Quando diventò grande, Era lo individuò e lo fece
impazzire.
Dioniso andò vagando per il mondo con il suo tutore Sileno e un
gruppo di Satiri e Menadi muniti di tirso (bastoni ricoperti di edera, con una
pigna sulla punta). Andò in Egitto, fu accolto a Faro dal re Proteo, andò fra i
Libi, invitò le Amazzoni a marciare con lui contro i Titani che avevano cacciato
re Ammone, sconfisse i Titani e restituì ad Ammone il regno. Andò fini in India
affrontando molti avversari e insegnando l'arte della viticoltura, istituendo
leggi e fondando città, al suo ritorno gli si opposero le Amazzoni e lui ne fece
strage. Tornò in Europa passando dalla Frigia dove la nonna Rea lo purificò dei
delitti commessi. Poi Dioniso invase la Tracia ma fu sconfitto da Licurgo, re
degli Edoni. La nonna Rea, irritata, fece impazzire Licurgo che uccise il
proprio figlio Driade e gli recise naso, orecchie, dita, convinto di potare una
vite. La Tracia divenne sterile per l'orrore e Dioniso dichiarò che lo sarebbe
rimasta fino alla morte di Licurgo. Allora gli Edoni presero Licurgo, lo
trascinarono sul monte Pangeo e cavalli selvaggi lo straziarono. Poi a Tebe
Dioniso fu arrestato dal re Penteo, ma questi, impazzito improvvisamente, mise
in ceppi un toro. Le Menadi, guidate da Agave (madre di Penteo), fecero a brani
Penteo. A Orcomeno le tre figlie di Minia, Alcitoe, Leucippe e Arsippe,
rifiutarono di partecipare alle feste notturne. Dioniso si trasformò in leone,
toro, pantera e le fece impazzire. Leucippe offrì il proprio figlio in
sacrificio e le tre sorelle lo fecero a pezzi e lo divorarono, poi furono
trasformate in pipistrelli da Dioniso. Dalla Beozia Dioniso passò nelle isole
dell'Egeo, fu catturato dai pirati, allora fece crescere la vite sull'albero
della nave, trasformò i remi in serpenti e se stesso in leone e colmò la nave di
fantasmi di animali feroci, sicchè i pirati si gettarono in mare e divennero
delfini. A Nasso incontrò Arianna e la sposò. Ad Argo dove Perseo gli si era
opposto fece impazzire le donne argive, che cominciarono a divorare crudi i loro
bambini, Perseo lo placò erigendogli un tempio. Infine, affermato il suo culto
in tutto il mondo, Dioniso salì in cielo alla destra di Zeus, poi discese nel
Tartaro e, offrendole del mirto, convinse Persefone a liberare la madre sua
Semele, che portò con sé sull'Olimpo. Il filo conduttore della storia è il
diffondersi del culto della vite in Europa, Asia, Africa settentrionale. Tale
culto ebbe sempre il carattere dell'allegria spensierata; in tempi antichissimi
nella festa si portava innanzi un'urna di vino e alcuni tralci; veniva poi un
capro, quindi un uomo che portava un canestro di fichi. Più tardi prevalse
l'ebbrezza sensuale: si andava in giro con un rumore assordante di flauti, di
timpani e di piatti musicali, gridando "euhoe!" e, in preda a una specie di
esaltazione, si squartavano animali e se ne mangiava la carne sanguinolenta. La
festa si protraeva nella notte e vi prendevano parte le donne che, sotto il nome
di Baccanti, Menadi, Thiadi, Mimallonidi, Bassaridi, Bistonidi, formavano la
compagnia di Dioniso. Esse portavano in processione giganteschi falli di creta,
per questo motivo le feste in onore del dio erano chiamate
"falloforie".
Nell'Attica le principali feste dionisiache erano quattro:
1) Le Dionisiache piccole o campestri, nel mese di Poseidone (dicembre- gennaio), quando si assaggiava il vino nuovo in campagna; in questa festa c'erano danze burlesche e motti di spirito, da cui derivò la poesia drammatica.
2) Le Lenee (la festa dei torchi) nel mese di Gamelione (gennaio- febbraio); erano la continuazione delle Dionisiache campagnole. Esse si tenevano nel territorio Leneo, la piazza dove c'era il tempio di Dioniso in Atene, e si beveva il vino nuovo in città. In tale occasione si rappresentavano commedie e tragedie.
3) Le Anthesterie, dall'11 al 13 del mese di Anthesterione (febbraio- marzo): era la festa dei fiori (anthos = fiore) e durava tre giorni. Nel primo si festeggiava l'apertura delle botti, da cui si spillava il vino, il secondo era la festa delle Anfore: si beveva a gara e chi per primo vuotava il suo boccale aveva in premio un otre. Il terzo giorno era la festa delle pentole, in cui si offrivano pentole con legumi cotti a Hermes Ctonio (sotterraneo) e ai morti.
4) Le grandi Dionisiache o Dionisiache cittadine, dall'8 al 13 del mese di Elafebolione (marzo- aprile), nelle quali veniva in città una grande moltitudine dalla campagna e dai paesi stranieri. nel 2° giorno l'antica statua del dio si portava dal Leneo in un tempio e poi si riportava di nuovo nel Leneo; durante questa processione si cantavano ditirambi composti appositamente dai più celebri poeti. Nei tre ultimi giorni si rappresentavano commedie e tragedie nuove dinanzi a una grande moltitudine di Greci e di stranieri.
prof.ssa Rosalia Alessi